Raid contro le auto a Udine, avviso orale allo “spaccatutto”: negli ultimi giorni altri 5 episodi

Un avviso orale del Questore è stato disposto nei confronti del trentenne ritenuto responsabile di numerosi danneggiamenti alle auto parcheggiate nella zona est di Udine, in particolare a Laipacco. Soltanto negli ultimi giorni sarebbero stati almeno cinque gli episodi segnalati, mentre la serie di vandalismi proseguirebbe già dallo scorso mese di marzo.

La misura di prevenzione riguarda un cittadino afghano di 30 anni, regolarmente presente sul territorio nazionale e già conosciuto dalle forze dell’ordine per precedenti legati a reati contro il patrimonio.

Auto colpite in diversi quartieri di Udine

Gli episodi contestati riguardano principalmente la rottura di parabrezza, finestrini e lunotti delle vetture lasciate in sosta. Numerose segnalazioni sono arrivate in particolare dal quartiere di Laipacco, dove nelle ultime settimane diversi residenti hanno trovato le proprie automobili danneggiate. Tra le zone interessate figurano via Buttrio, via Del Bon, via Laipacco, via Monzambano e l’area compresa tra via Marghera e via Valeggio.

L’attività di individuazione e rintraccio del trentenne è stata condotta grazie alla collaborazione tra Polizia di Stato, Polizia Locale di Udine e carabinieri. Proprio gli agenti della Polizia Locale hanno seguito gli accertamenti relativi alla maggior parte dei danneggiamenti segnalati.

Cosa prevede l’avviso orale del Questore

L’avviso orale è una misura di prevenzione con la quale il Questore invita formalmente una persona ritenuta socialmente pericolosa a cambiare condotta e a rispettare la legge. Non si tratta di una condanna penale, ma di un provvedimento adottato sulla base degli elementi raccolti dalle forze dell’ordine.

Gli accertamenti sui singoli episodi proseguono per stabilire con precisione quali danneggiamenti possano essere attribuiti al trentenne.

Verifiche sull’ipotesi di un secondo vandalo

Gli investigatori non escludono infatti che non tutti i raid siano opera della stessa persona. È al vaglio l’ipotesi della presenza di un secondo autore o di un emulatore, entrato in azione con modalità differenti.

In alcuni casi i vetri delle vetture sarebbero stati infranti utilizzando dei sassi, mentre in altri episodi potrebbe essere stato impiegato un martelletto rompi-vetro. Una differenza che ha spinto le forze dell’ordine ad approfondire la possibilità che ad agire siano state più persone.