Segnalate diverse tentate truffe negli ultimi giorni nel pordenonese.
Nuova ondata di truffe ai danni degli anziani nel pordenonese, dove tra giovedì e venerdì decine di persone sono state contattate telefonicamente da malviventi che si sono finti appartenenti all’Arma dei carabinieri. Un copione purtroppo noto, quello del “finto carabiniere”, che continua a mietere vittime facendo leva sulla paura e sulla fiducia nelle istituzioni.
Lo stesso copione: falso incidente e richiesta urgente di denaro
Le chiamate, stando a quanto ricostruito, parlavano di presunti incidenti stradali causati da figli o parenti, di arresti improvvisi e della necessità di pagare con urgenza spese legali per evitare conseguenze penali. In altri casi, i truffatori hanno raccontato che l’auto di famiglia sarebbe stata rubata, utilizzata per commettere furti e poi recuperata dai carabinieri, ma bloccata in deposito in attesa del pagamento delle spese di dissequestro.
Le vittime vengono bombardate di informazioni allarmanti, con un linguaggio incalzante studiato per destabilizzarle. Dopo una prima fase di pressione psicologica, il tono cambia: arrivano parole rassicuranti e la promessa che “tutto si sistemerà” se verranno consegnati denaro e gioielli al militare che si presenterà alla porta.
Solo nelle ultime quarantotto ore sono stati almeno sei i tentativi noti alle forze dell’ordine. In diversi casi la truffa è stata sventata grazie alla prontezza degli anziani stessi o all’intervento tempestivo di badanti e familiari, che hanno interrotto la telefonata e contattato immediatamente il 112. Non sempre, però, il raggiro viene evitato.
Una truffa andata a segno.
Ieri pomeriggio un’ottantenne residente in uno dei comuni montani della Destra Tagliamento è caduta nella trappola. Una voce maschile al telefono le ha riferito che la figlia aveva appena provocato un grave incidente stradale e che sarebbe passato un incaricato a ritirare il denaro necessario per coprire le spese legali.
Scossa e confusa dal martellamento verbale, la donna ha creduto alla storia e ha consegnato preziosi e contanti all’uomo presentatosi poco dopo alla porta. Il valore del bottino è ancora in fase di quantificazione, ma il danno economico si somma all’amarezza e alla delusione per essere stata raggirata.
L’appello: “L’Arma non chiede soldi”
Le forze dell’ordine ribadiscono con forza che l’Arma non chiede denaro né gioielli, non comunica incidenti o arresti al telefono sollecitando pagamenti immediati e non manda incaricati a domicilio per ritirare soldi.
In caso di telefonate sospette, l’invito è a riagganciare subito e contattare il 112. Segnalare questi episodi non è mai una perdita di tempo, ma un passaggio fondamentale per consentire interventi rapidi e aumentare le possibilità di individuare i responsabili.
Resta inoltre valido l’invito a partecipare agli incontri informativi organizzati dalle forze dell’ordine sul territorio, strumenti preziosi per riconoscere e prevenire le truffe, soprattutto a tutela delle fasce più fragili della popolazione.




