Uno Bianca, al setaccio computer e telefono di Gugliotta: si cercano contatti e tracce sul web

Pietro Gugliotta era stato trovato morto nella sua casa a Colle di Arba.

Computer, telefono cellulare, pen drive e un hard disk: sono i dispositivi appartenuti a Pietro Gugliotta, ex poliziotto ed ex componente della banda della Uno Bianca, sui quali sono iniziati gli accertamenti informatici disposti nell’ambito della nuova inchiesta coordinata dalla Procura di Bologna.

Il materiale era stato sequestrato lo scorso 12 maggio, durante la perquisizione eseguita nell’abitazione di Colle di Arba, in provincia di Pordenone, dove Gugliotta viveva. Le operazioni sono affidate ai carabinieri del Ros di Bologna, impegnati nella creazione delle copie forensi dei dispositivi.

Sotto esame anche mail e cronologia web

Gli specialisti dovranno estrarre e preservare tutti i dati contenuti negli apparecchi, che saranno poi messi a disposizione degli investigatori. L’obiettivo è capire con chi Gugliotta fosse in contatto, quali conversazioni avesse avuto e quali informazioni cercasse su internet.

Gli accertamenti riguarderanno quindi non soltanto i documenti conservati nel computer, nel telefono e nelle memorie esterne, ma anche gli account di posta elettronica, i messaggi e la cronologia delle ricerche online. Elementi che potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi mesi della sua vita e gli eventuali rapporti mantenuti con persone legate alla vicenda della Uno Bianca.

Alle operazioni, svolte nella caserma di viale Panzacchi a Bologna, hanno partecipato anche gli avvocati Luca Moser e Chiara Scocchi, in rappresentanza dei familiari delle vittime. I legali hanno nominato come consulente di parte Lorenzo Benedetti.

L’indagine partita dall’esposto dei familiari

La nuova inchiesta è nata proprio da un esposto presentato dai familiari delle vittime ed è stata aperta per omicidio contro ignoti. L’obiettivo della Procura è verificare se, oltre alle persone già condannate in via definitiva, vi siano stati altri complici o soggetti coinvolti nei delitti commessi dal gruppo criminale guidato dai fratelli Savi.

Gugliotta era considerato un gregario della banda e aveva svolto soprattutto un ruolo di supporto logistico. Non era stato condannato per gli omicidi, ma per alcune rapine compiute nel Riminese e per l’aiuto fornito agli altri componenti del gruppo. Dopo il carcere si era trasferito in Friuli Venezia Giulia, dove aveva lavorato in una cooperativa impegnata nel reinserimento degli ex detenuti.

Il sopralluogo nella casa di Arba

La sua morte era avvenuta l’8 gennaio 2026, ma la notizia era diventata pubblica soltanto alcuni mesi dopo. Gli investigatori bolognesi avevano programmato di ascoltarlo nell’ambito dei nuovi approfondimenti sulla Uno Bianca, anche se Gugliotta non aveva ancora ricevuto una convocazione ufficiale.

Il 12 maggio una ventina di carabinieri, compresi gli specialisti delle investigazioni scientifiche, aveva effettuato un lungo sopralluogo nell’abitazione di Colle di Arba. In quell’occasione erano stati sequestrati i dispositivi elettronici ora sottoposti alle analisi forensi.

Gli esami dovranno ora stabilire se nei dispositivi siano presenti messaggi, documenti, contatti o ricerche utili a fare luce sui possibili aspetti ancora irrisolti di una delle più gravi vicende criminali della storia italiana.