Uno Bianca, nuovo sopralluogo nella casa di Pietro Gugliotta ad Arba

Gli investigatori nella casa dove Pietro Gugliotta si è tolto la vita.

Una ventina di carabinieri ha svolto accertamenti nell’abitazione di Colle di Arba dove l’ex componente della banda si è tolto la vita l’8 gennaio. Il procuratore di Pordenone: “Attività delegata da altre Procure”.

Nuovi accertamenti nella casa di Pietro Gugliotta, l’ex poliziotto ed ex componente della banda della Uno Bianca morto suicida l’8 gennaio scorso nella sua abitazione di Colle di Arba, in provincia di Pordenone. Nel pomeriggio, un intero reparto dei carabinieri è stato impegnato in un’attività investigativa all’interno e attorno all’abitazione in cui l’uomo si è tolto la vita.

Secondo quanto emerso, una ventina di militari dell’Arma, tra cui anche personale specializzato nelle investigazioni scientifiche, ha iniziato le verifiche attorno alle 13. Un nuovo passaggio che riaccende l’attenzione sulla morte di Gugliotta, già finita al centro di ulteriori approfondimenti da parte della Procura di Bologna.

Gli accertamenti nella casa di Colle di Arba

Il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, ha escluso all’Ansa che l’attività investigativa sia stata commissionata dai suoi uffici indicando quindi che l’attività è stata delegata da altre Procure.

Il riferimento porta inevitabilmente agli approfondimenti annunciati nei giorni scorsi dalla Procura di Bologna, che ha deciso di fare ulteriori verifiche sulla morte dell’ex poliziotto. I magistrati bolognesi intendono acquisire la documentazione sugli accertamenti svolti in Friuli Venezia Giulia e ascoltare alcune persone legate al caso, tra cui il medico legale e alcuni familiari.

Il passato nella banda della Uno Bianca

Pietro Gugliotta era stato uno dei componenti della banda della Uno Bianca, il gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 seminò terrore tra Emilia-Romagna e Marche. Era considerato un gregario del gruppo guidato dai fratelli Savi e non era stato condannato per gli omicidi, ma per rapine nel Riminese e per il supporto logistico fornito alla banda. La Uno Bianca è stata responsabile di 24 morti e oltre 100 feriti.

Gugliotta era stato arrestato il 26 novembre 1994. Inizialmente condannato in due diversi processi a 28 anni di carcere, aveva poi ottenuto una riduzione della pena a 18 anni. Era tornato in libertà nel 2008, dopo 14 anni di detenzione, beneficiando dell’indulto e della legge Gozzini.

Dopo il carcere aveva iniziato un percorso di reinserimento sociale, lavorando in una cooperativa dove si occupava di trascrizioni e della cura del verde. Da alcuni anni era in pensione. Si era trasferito lontano da Bologna, scegliendo di vivere in Friuli, ad Arba, insieme alla moglie. La sua morte, emersa pubblicamente solo nei giorni scorsi, aveva riportato il suo nome al centro dell’attenzione nazionale.

I dubbi degli inquirenti

Secondo una prima ricostruzione, il suicidio sarebbe stato legato a una crisi familiare. Tuttavia, gli inquirenti vogliono chiarire ogni aspetto della vicenda. La morte di Gugliotta è arrivata in un momento particolarmente delicato, mentre a Bologna erano in corso nuovi approfondimenti sulla Uno Bianca dopo un esposto presentato dai familiari delle vittime.

Gli investigatori avrebbero potuto ascoltare Gugliotta per approfondire alcune dichiarazioni rilasciate in passato, tra interrogatori e confidenze maturate durante gli anni di detenzione. Dichiarazioni che riguardavano possibili coperture, rapporti opachi e presunti legami con ambienti dei servizi segreti, temi tornati di attualità anche dopo le recenti parole di Roberto Savi in televisione.

In passato Gugliotta aveva raccontato che Roberto Savi gli avrebbe detto di essere “sotto osservazione” e che gli sarebbe stata fatta una proposta per entrare nei servizi segreti. A Franco Ventura, suo tutor negli studi durante la detenzione, avrebbe invece confidato: “Eravamo protetti”.

Il sindaco di Arba: “Non sapevo dei suoi trascorsi”

La presenza di Gugliotta ad Arba aveva sorpreso anche il sindaco Franco Miracolino Lai, che dopo la notizia della morte aveva spiegato di non essere mai stato informato dei trascorsi dell’uomo. il primo cittadino si è detto sorpreso che nessuno avesse pensato di informarlo come responsabile locale della pubblica sicurezza.