Le imprese al confine del Friuli rischiano il collasso, lettera a Roma: “Riapriamo le frontiere”

Situazione drammatica per l’economia di frontiera a causa del coronavirus.

L’economia di frontiera è al collasso. E molte attività rischiano l’estinzione, se non saranno riaperti quanto prima i confini con le Nazioni vicine. La pandemia da coronavirus è anche questa: gli Stati decidono di sigillarsi al proprio interno e chi, finora, ha vissuto anche di clienti provenienti da oltre il valico soffre ancor di più la situazione.

Da Tarvisio a Cividale, da Gorizia a Trieste, la serrata lascia strascichi ancor più marcati che altrove. E dalle categorie economiche giunge, forte, la richiesta: riapriamo e ripristiniamo la libera circolazione, prima che sia troppo tardi. Una preoccupazione fatta propria anche dal consiglio regionale del Fvg, con in testa il vicepresidente Stefano Mazzolini. Lui e altri colleghi di piazza Oberdan hanno inviato, ieri, una lettera al presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e agli onorevoli del Fvg in Parlamento per sollecitare una rapida riapertura dei confini con gli Stati limitrofi. L’iniziativa è stata portata avanti da alcuni consiglieri regionali “facenti parte dell’euroregione”, quelli provenienti da territori più prossimi ai confini, che hanno ideato la missiva per portare la questione anche a Roma.

Mazzolini e gli altri esponenti politici hanno sollevato la problematica su vari tavoli. “Questa Regione – si legge nella lettera – da sempre vive in simbiosi con gli Stati confinanti come Austria, Slovenia e Croazia. Commercio, turismo e industrie sono fortemente influenzate dalla collaborazione con questi Stati. Intere comunità, intere economie della nostra Regione vivono grazie ai rapporti commerciali con questi tre Stati. Come terra di confine, è molto comune che molti nuclei familiari, vivano si vicini, ma magari separati da un confine Nazionale. Molto comune è anche il lavoro transfrontaliero, la volontaria frequentazione da parte di studenti delle scuole oltre confine, o la possibilità di usufruire dell’assistenza sanitaria degli Stati confinanti”. Da Roma, intanto, è arrivato qualche segnale di interesse alla questione, assicura Mazzolini: “I parlamentari della Lega mi hanno assicurato di attivarsi subito, conoscono la portata del problema”.

Il pericolo – fa notare ancora Mazzolini – è che, senza una rapida riapertura dei confini, le attività economiche già messe duramente alla prova dal coronavirus possano non riaprire. Penso a Tarvisio, la terra dalla quale provengo: le attività di ristorazione e ricettive, così come lo storico mercato coperto, soffrono a causa della carenza di clientela da Austria e Slovenia. Ma il problema è comune in molte altre zone”. A cosa si riferisce? “Nel Collio molti sloveni venivano ad acquistare il vino, così come a Cividale. A Gorizia, dove comunque ci si salva un po’ perché ci sono attività industriali, tanti si muovevano da Nova Gorica per lo shopping o per un pranzo fuori. Commercio e ristorazione, soprattutto nelle realtà più piccole, soffrono la situazione”. Da qui l’idea della lettera “per farci portavoce – aggiunge Mazzolini – della necessità di revocare la chiusura dei confini, affinché non si decreti la morte di molte economie locali in Friuli Venezia Giulia”. La missiva è stata firmata anche dai consiglieri regionali Danilo Slokar, Giuseppe Ghersinich, Antonio Lippolis, Elia Miani e Diego Bernardis.

“È notizia di oggi (ieri, ndr) – prosegue la missiva preparata dai consiglieri regionali – che l’Austria faciliterà dal 15 maggio gli spostamenti transfrontalieri con la Germania per gli stessi motivi che noi cittadini di una Regione di confine chiediamo con i nostri Stati confinanti. Il Ministro del Turismo austriaco Elisabeth Koestinger, riferisce che ci sono limitazioni verso l’Italia in quanto presenti limitazioni agli spostamenti interni. Invitiamo il Presidente Massimiliano Fedriga a continuare con il suo importante lavoro di confronto e proposta con il Governo nazionale, portando all’attenzione del Ministro degli Affari Regionali la necessità di ridurre le limitazioni agli spostamenti interni e all’attenzione del Ministro degli Affari Esteri la necessità di avviare un confronto con i Ministri degli Affari Esteri degli Stati confinanti per adottare delle misure condivise per gli spostamenti transfrontalieri”.

Il nocciolo della questione, conclude Mazzolini, è tutto qui: “Finché non ci sarà libertà di movimento interna, come possiamo pensare che Austria e Slovenia accettino di rimuovere i confini? Certo è che noi non possiamo aspettare oltre. Una soluzione potrebbe essere una sorta di “passaporto provvisorio” per chi vive a ridosso dei confini, dando la possibilità di muoversi tra gli Stati. Ne va della nostra economia”.