In FVG cresce il lavoro, ma solo tra gli uomini: si allarga il divario con le donne

Il mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia apre il primo trimestre del 2026 sotto una buona stella, mostrando un segno positivo che consolida l’occupazione sul territorio. Secondo l’analisi condotta dal ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo sulla base dei dati Istat, i lavoratori attivi in regione hanno raggiunto una media di 532.900 unità.

Questo risultato si traduce in 2.800 occupati in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una crescita percentuale dello 0,5%. Il tasso di occupazione complessivo tra i 15 e i 64 anni si attesta così al 70%. Si tratta di un valore sicuramente positivo, che tuttavia nasconde profonde differenze strutturali al suo interno, specialmente se si analizzano le tipologie contrattuali e la composizione di genere.

La crescita dell’industria e la crisi del lavoro indipendente

Scavando tra i dati settoriali, si nota subito come la spinta occupazionale sia merito quasi esclusivo del comparto industriale, che ha fatto segnare un aumento di 2.400 lavoratori. Gli altri settori dell’economia regionale sono rimasti invece sostanzialmente stabili.

Questo exploit del manifatturiero risulta particolarmente rilevante se inserito in un contesto economico nazionale e internazionale segnato da una forte incertezza. Parallelamente, il mercato sta vivendo una netta redistribuzione dei contratti: il lavoro dipendente è letteralmente decollato con 7.700 unità in più, mentre l’occupazione indipendente ha subito un netto freno. Tra liberi professionisti, imprenditori, collaboratori e autonomi si registra infatti una contrazione di ben 4.900 unità, segno di una progressiva transizione verso il lavoro subordinato.

Il divario di genere e la ricerca di impiego al femminile

Il vero nodo cruciale emerge però quando si analizza il fattore genere, che rivela come l’aumento del lavoro in Friuli Venezia Giulia nel trimestre sia stata una prerogativa prettamente maschile. Tra gli uomini si registra infatti un incremento di 4.400 occupati, pari a un solido più 1,5%, mentre l’occupazione femminile fa un passo indietro di 1.600 unità, calando dello 0,7%. Questa asimmetria si riflette nei tassi di occupazione, fermi al 63,7% per le donne a fronte del 76,1% dei colleghi maschi.

Anche il fronte della disoccupazione si muove a due velocità. Sebbene il numero complessivo delle persone in cerca di lavoro salga leggermente a 23.200 unità, questo dato è il risultato di due spinte opposte: da un lato calano di 3.600 unità i disoccupati maschi, dall’altro aumentano di ben 4.100 le disoccupate femmine.

Il tasso di disoccupazione regionale si attesta così al 4,2%, ma con un divario netto tra il 6% delle donne e il 2,7% degli uomini. C’è però una buona notizia sul fronte dell’inattività femminile, che diminuisce di 5.700 unità tra i 15 e i 64 anni. Questo significa che tantissime donne hanno smesso di stare a guardare e sono passate a cercare attivamente un’occupazione.

Il boom delle partite Iva e la spinta delle province

Un segnale di forte dinamismo arriva invece dalle nuove attività autonome registrate dall’Anagrafe Tributaria. Nei primi tre mesi del 2026, le aperture di nuove partite Iva in regione sono state 3.378, con un balzo del 4,5% rispetto all’anno scorso, pari a 147 attività in più.

In questo campo, il Friuli Venezia Giulia si muove in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, che fa registrare un calo del 2,2%. A livello locale è la provincia di Pordenone a trainare la corsa con un ottimo più 12,6% e quasi cento aperture in più, seguita da Trieste al più 5,1%. Più stabili Udine con un incremento dell’1,2% e Gorizia che flette leggermente dello 0,6%. In un quadro così vivace, solo la Valle d’Aosta ha saputo fare meglio in termini relativi sull’intero territorio italiano.