Il mosaico li riporta alle radici: il viaggio in Friuli dei discendenti degli emigrati

Provengono da Canada, Argentina, Brasile e Uruguay e sono arrivati in Friuli per toccare la terra da cui sono partiti i loro nonni e bisnonni. Sono dieci discendenti di emigrati friulani, nati e residenti all’estero, eppure fieri delle loro origini tanto da voler conoscere le vie e le piazze che i loro avi salutarono tanto tempo fa per andare a cercar fortuna oltreoceano.

Certo sono luoghi noti attraverso i racconti familiari e le foto in bianco e nero; il web poi permette di esplorare virtualmente tutte le strade e di cercare anche a chilometri di distanza la casa, la chiesa, la fontana, il campanile, tutti quegli elementi che raccontano la comunità e il “fogolâr”.

È proprio con questa comunità d’origine, con la storia, l’ambiente, le tradizioni, l’arte del Friuli, che questi giovani corregionali vogliono entrare in contatto: non si tratta solo di informarsi, ma proprio di sentirsi parte di un territorio che riconoscono familiare.

Due settimane tra mosaico, storia e memoria familiare

Un’opportunità che anche quest’anno è stata resa possibile grazie a un progetto organizzato dall’Ente Friuli nel Mondo e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia – Servizio lingue minoritarie e corregionali all’estero, a cui la Scuola Mosaicisti del Friuli collabora da anni offrendo un Corso di introduzione all’arte del mosaico, forma espressiva scelta a rappresentare il sapere artistico e artigianale regionale oltre che mezzo per intrecciare relazioni e scambi tra tutti i partecipanti.

Si tratta di un’esperienza di due settimane dove i corregionali seguono un percorso formativo di natura laboratoriale e apprendono alcune nozioni base sul mosaico cimentandosi nella realizzazione di piccole opere musive che diventano oggetti d’affezione, ricordi di viaggio, di amicizie, scoperte ed emozioni.

Alla ricerca dei paesi lasciati dagli antenati

Davanti a pietre e smalti, con la martellina in mano, si parla e ci si racconta. In questo periodo di soggiorno in Friuli tutti hanno cercato di raggiungere il paese di provenienza dei propri antenati: Budoia, Valvasone, Polcenigo, Fontanafredda, Udine, Mortegliano, Mereto di Tomba, Pavia di Udine, Codroipo, Staranzano.

Ci sono state riunioni di famiglia e incontri con amici dei genitori o dei nonni: sono state raccolte confidenze, aneddoti e auguri da riferire e doni da portare. I corregionali hanno girato in lungo e in largo la regione, in cerca del loro passato, ma hanno anche visitato, da viaggiatori specialisti, i centri più noti: Cividale del Friuli, Aquileia, Grado, Trieste, Udine, Pordenone, Palmanova, San Daniele e ovviamente Spilimbergo.

Un legame che passa attraverso l’arte

Alla Scuola Mosaicisti del Friuli molti di loro, con studi nel settore architettonico o artistico, si sono trovati a casa: hanno potuto approfondire qualità e aspetti tecnici del mosaico che trasferiranno nella loro professione. Per gli altri il mosaico ha rappresentato il contatto con una forma espressiva che ha messo alla prova la pazienza, ma ha anche fatto loro scoprire le potenzialità dei materiali, nei colori, negli accostamenti, nella forma delle tessere.

Difficile qualificare questo periodo in Friuli con una sola parola, impossibile dargli un unico significato: per ognuno dei corregionali è stata un’esperienza importante che restituiranno ai diversi Fogolârs furlans di riferimento, dove si mantengono vivi i legami con la storia e le comunità friulane. Di tutto certamente ricorderanno i volti e le parole di coloro che hanno illuminato il loro passato: sono le radici a dar vita alle comunità che distanze anche enormi, oggi più che mai, non possono separare.