Ritorno delle Province in Fvg, giuristi ed esperti: “Serve un referendum”

La seduta della V Commissione consiliare con gli auditi sul ritorno delle Province

Per il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia è necessario consultare i cittadini. E, stavolta, a dirlo non sono le opposizioni, ma i giuristi. È questa infatti la posizione degli esperti, emersa in V Commissione regionale dedicata al disegno di legge 86 sul riassetto degli enti locali. Al centro del confronto, il nodo del referendum consultivo come possibile passaggio per la ricostituzione delle Province e la definizione del nuovo assetto istituzionale regionale.

Coen: “Serve consultazione per evitare contenziosi”

Il costituzionalista Leopoldo Coen ha sostenuto che “esiste una sostanziale differenza tra la
riforma che aveva istituito le Uti e l’attuale ricostituzione delle Province. Le prime erano forme associative tra Comuni, mentre le Province costituiscono enti locali autonomi previsti dallo Statuto regionale’.

Secondo l’esperto, il riferimento contenuto nello Statuto alla necessità di “sentire le popolazioni interessate” deve tradursi in un referendum consultivo, almeno per quanto riguarda la definizione delle circoscrizioni territoriali dei nuovi enti. “Un passaggio che – ha aggiunto Coen – potrebbe evitare futuri contenziosi davanti alla Corte costituzionale e al Governo”.

Sulla stessa linea l’ex segretario generale della Regione Giovanni Bellarosa, che ha ricordato come sarebbe stato opportuno intervenire prima sulle norme di attuazione dello Statuto.

Roberti: “Non necessario il referendum”

Di segno opposto la posizione dell’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, che ha richiamato la giurisprudenza costituzionale, in particolare la sentenza 50/2015 relativa alle città metropolitane. In quel caso, ha ricordato Roberti, la Corte stabilì che non fosse necessario il referendum consultivo, trattandosi dell’istituzione di un nuovo ente previsto dall’ordinamento e non della modifica di confini di enti già esistenti.

Su questo punto, Bellarosa ha evidenziato che la Regione parte oggi da un ordinamento privo di Province dopo la loro soppressione, e che la nuova configurazione giuridica impone comunque un coinvolgimento delle popolazioni interessate pur ricordando che “l’eventuale referendum avrebbe natura consultiva e non vincolante”, ha precisato.

Il confronto politico-istituzionale

Nel dibattito in Commissione sono emerse anche posizioni critiche e interrogativi sul modello complessivo della riforma. Sandro Fabbro, di Terza Ricostruzione, ha definito il progetto “un ritorno a un modello amministrativo ormai superato”, proponendo un sistema ispirato alle esperienze federaliste dell’Europa centrale.

La consigliera regionale Rosaria Capozzi (M5S) ha sollevato dubbi sulla necessità del referendum anche in relazione alla futura configurazione territoriale della provincia di Udine, citando il caso di Sappada. Secondo l’ex segretario Bellarosa, tuttavia, il punto sarebbe irrilevante: “Le Province sarebbero soggetti nuovi”.

Edr e futuro assetto delle Province

Nel dibattito è emersa anche la questione del ruolo degli Enti di decentramento regionale (Edr), oggi responsabili di funzioni amministrative che potrebbero essere trasferite ai nuovi enti. Per il costituzionalista Coen, per le attività puramente amministrative sarebbero sufficienti strutture tecniche efficienti, mentre le funzioni di programmazione politica richiederebbero organi elettivi. Da qui la proposta di rafforzare ulteriormente gli Edr come alternativa alle nuove Province.

La posizione dell’Upi

A sostegno del ritorno delle Province è intervenuto il presidente nazionale dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) Enzo Lattuca, che ha evidenziato come l’assenza degli enti provinciali negli ultimi anni abbia contribuito ad aumentare le difficoltà dei piccoli Comuni e le disuguaglianze territoriali. Secondo Lattuca, il ritorno delle Province avrebbe senso solo se dotate di competenze strategiche in materia di programmazione, pianificazione e sviluppo.