In Friuli Venezia Giulia la spesa per l’assistenza agli è cresciuta del 32,5% tra il 2019 e il 2024. Aziende pubbliche di servizi alla persona (Asp), case di riposo e Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) assorbono oltre il 60 per cento del budget sociosanitario regionale.
Il dato emerge da una ricerca sull’andamento della popolazione regionale e sulle prospettive del sistema sociosanitario, che analizza anche l’evoluzione della spesa e i possibili scenari futuri legati all’invecchiamento demografico. Lo studio è stato elaborato dal Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine e presentato nel corso di un incontro promosso dalla Federazione nazionale pensionati della Cisl (Fnp Cisl Fvg) e dalla Cisl Fvg.
Crescita della spesa e scenari al 2030
Secondo lo studio, tra il 2019 e il 2024 la spesa per la popolazione anziana over 65 è cresciuta del 32,5%. Al 2030, a fronte di una popolazione residente in calo, gli over 65 passerebbero da 324.458 a 352.025 unità e gli over 80 crescerebbero dell’11,7%. In uno scenario conservativo, la spesa sociosanitaria passerebbe da 2,15 miliardi di euro nel 2024 a 2,33 miliardi di euro nel 2030, con un fabbisogno aggiuntivo netto stimato in 183 milioni di euro.
L’intervento dell’assessore Riccardi
Alla presentazione della ricerca è intervenuto l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha richiamato la necessità di un cambio di paradigma nel sistema di assistenza.
“Il lavoro dell’Università di Udine certifica la linea che la Regione sostiene da tempo: integrazione
sociosanitaria, deistituzionalizzazione, presa in carico delle persone a partire dal domicilio e sviluppo dell’abitare inclusivo. Il futuro dell’assistenza agli anziani passa da un modello capace di spostare il baricentro dalla risposta all’acuzia alla gestione della cronicità, con servizi più vicini alla vita quotidiana delle persone”, ha dichiarato Riccardi.
L’assessore ha sottolineato come i comandamenti del sistema siano cambiati e come non sia più possibile misurare la sostenibilità del sistema solo attraverso il numero dei ricoveri ospedalieri o gli interventi chirurgici sotto le soglie degli standard di sicurezza, né lasciare invariati gli stessi punti nascita che negli ultimi dieci anni hanno registrato una riduzione dei parti superiore al 30%.
Ottimizzazioni e reinvestimento delle risorse
Riccardi ha evidenziato che le ottimizzazioni generate da nuovi modelli organizzativi devono essere reinvestite nel sistema per migliorare i servizi, evitando riduzioni dell’offerta. “Ogni
trasformazione – ha detto -, richiede anche una revisione dell’offerta esistente: accanto ai nuovi servizi va ripensato ciò che oggi risponde meno ai bisogni delle persone. Un’offerta che deve aumentare nella componente della non autosufficienza rendendola più appropriata a partire dal domicilio”.
Abitare inclusivo e nuovi modelli di assistenza
Un altro passaggio centrale riguarda l’abitare inclusivo. La ricerca indica che la domiciliarità avanzata e modelli alternativi alla residenzialità tradizionale per anziani autosufficienti con fragilità lievi o moderate potrebbero generare risparmi superiori a 23 milioni di euro all’anno.
Riccardi ha ricordato che su questo fronte la Regione ha già investito quasi 20 milioni di euro. “L’abitare inclusivo – ha aggiunto l’assessore – rappresenta una delle risposte di maggiore qualità. Ritengo che anche l’assestamento di bilancio, nelle prossime settimane all’attenzione delle commissioni, debba continuare ad occuparsi di questo tema. C’è poi l’aspetto dell’autosufficienza, oggi considerata allo stesso modo tra condizione lieve e condizione grave: va stratificata l’offerta, un punto sul quale bisogna continuare a lavorare auspicando la convergenza più ampia”.
“Viviamo più a lungo grazie all’innovazione, alla scienza, alla ricerca e agli esiti di vita delle persone”, ha concluso Riccardi. “Per questo il sistema deve offrire nuove prospettive a chi è ancora autosufficiente e accompagnare la trasformazione dei servizi con una visione condivisa”.
