Tagliamento, il monitoraggio civico racconta un fiume sotto pressione

Da Socchieve alla foce, oltre trenta volontari percorrono ogni mese il Tagliamento per documentare le condizioni del fiume e le pressioni esercitate dalle attività umane. Scavi, mezzi motorizzati nell’alveo, derivazioni e tratti rimasti senza acqua sono alcuni dei fenomeni segnalati dall’inizio del monitoraggio, avviato lo scorso aprile.

L’iniziativa, chiamata “Mille occhi sul Tagliamento”, coinvolge i circoli locali di Legambiente FVG, l’associazione Foce del Tagliamento e il WWF FVG, con il supporto tecnico e scientifico del CIRF, Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale. I dati raccolti sul campo vengono confrontati con le immagini satellitari elaborate dal Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Salerno.

Le segnalazioni raccolte lungo il fiume

Le rilevazioni effettuate negli ultimi mesi, secondo le associazioni coinvolte, restituiscono l’immagine di un fiume sottoposto a pressioni rilevanti. Il 10 aprile, a Pioverno, un volontario ha documentato importanti lavori di scavo a monte e a valle del ponte, senza rilevare cartelli di cantiere o delimitazioni dell’area.

Il 21 maggio, alla confluenza con il torrente Cosa, è stata invece segnalata la presenza di alcuni fuoristrada arrivati fin dentro l’alveo per un pic-nic e, presumibilmente, un bivacco. Una situazione che, spiegano i promotori del progetto, non era mai stata osservata prima in quel tratto.

Le associazioni richiamano quindi l’attenzione sulle regole che disciplinano l’accesso dei mezzi motorizzati al demanio idrico regionale. In particolare, evidenziano come le limitazioni siano previste soprattutto all’interno dei siti della Rete Natura 2000, dove tuttavia gli accessi continuerebbero a essere numerosi e i controlli giudicati insufficienti. Da qui la richiesta agli enti competenti di intervenire per affrontare il problema.

La poca acqua al ponte di Braulins

Una situazione differente è stata rilevata il 15 luglio al ponte di Braulins, dove la soglia di deflusso appariva asciutta. Secondo quanto documentato dai volontari, la ghiaia era stata spostata per mantenere attivo un solo canale e garantire un minimo passaggio d’acqua sotto il ponte.

Un flusso che, sempre secondo le valutazioni raccolte durante il sopralluogo, potrebbe non essere sufficiente ad assicurare il passaggio della fauna ittica. Sul posto erano presenti un escavatore, personale del Corpo forestale regionale e tecnici dell’Ente Tutela Patrimonio Ittico.

Il quadro viene collegato anche alla siccità e alla scarsità delle portate: la poca acqua rilasciata a valle di Ospedaletto, sostengono le associazioni, faticherebbe infatti a raggiungere Peonis.

I dati incrociati con le immagini satellitari

Il monitoraggio riguarda numerosi punti considerati particolarmente sensibili, individuati in corrispondenza di confluenze, derivazioni, ponti e aree interessate dall’estrazione di inerti.

Le osservazioni compiute direttamente in alveo vengono integrate con i passaggi satellitari del programma Landsat, mentre la presenza o l’assenza di deflusso superficiale viene verificata anche attraverso le immagini del programma Sentinel-2.

A elaborare i dati è il Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Salerno, che combina i rilievi dei volontari con le immagini satellitari per valutare la continuità fluviale. Il progetto, sostenuto da Patagonia, punta così a produrre informazioni indipendenti e verificabili attraverso un modello di “citizen science”, nel quale cittadini e associazioni collaborano con il mondo scientifico.

Il confronto con i dati della Regione

“Mille occhi sul Tagliamento” prosegue il percorso iniziato nel 2025 con la campagna “Free Tagliamento”, promossa da Legambiente FVG, WWF FVG, Lipu FVG, CIRF e Foce del Tagliamento. La precedente iniziativa si era sviluppata attraverso sette tappe dalla foce alla sorgente.

La nuova esperienza è stata presentata durante il seminario “Il futuro del Tagliamento è a un bivio”, promosso dal Comitato Noi Siamo Tagliamento, e si collega anche al convegno internazionale organizzato dal CIRF a Spilimbergo nel giugno 2025 sulla gestione dei fiumi a canali intrecciati.

Il monitoraggio proseguirà nei prossimi mesi. I risultati saranno confrontati con i dati pubblicati dalla Regione Friuli Venezia Giulia, anche in vista di alcune scadenze considerate centrali per il futuro del fiume: il rinnovo delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche, l’applicazione del deflusso ecologico a valle delle captazioni e la predisposizione del programma di gestione dei sedimenti, atteso da oltre dieci anni.