Terremoto al ministero della Cultura, dove il ministro Alessandro Giuli avrebbe deciso di azzerare il proprio staff dopo le polemiche legate al mancato finanziamento pubblico al documentario su Giulio Regeni. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera e rilanciato da diverse testate, sarebbero già partiti i decreti di revoca per due figure di primo piano del Mic: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro.
La decisione arriva dopo il caso del docufilm “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, rimasto escluso dai finanziamenti pubblici del ministero. Una scelta che aveva provocato forti critiche politiche, soprattutto da parte delle opposizioni, e che lo stesso Giuli aveva definito “inaccettabile” durante la cerimonia dei David di Donatello al Quirinale.
Nel mirino sarebbe finito in particolare Merlino, considerato vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Al responsabile della segreteria tecnica verrebbe contestata, secondo le ricostruzioni, la mancata vigilanza sulla pratica relativa al documentario dedicato al ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016. Il ministro, dopo le polemiche, aveva annunciato la volontà di intervenire per garantire al film un altro canale di sostegno.
Diversa la motivazione che riguarderebbe Elena Proietti, a capo della segreteria personale di Giuli. Secondo quanto riportato, la dirigente non avrebbe partecipato alla missione del ministro a New York dello scorso mese, non presentandosi all’aeroporto. Anche per lei sarebbe quindi scattato il decreto di revoca dell’incarico.
Il nuovo scossone arriva in un momento già delicato per il ministero della Cultura, reduce da altre polemiche: dalla vicenda della presenza russa alla Biennale fino al caso Beatrice Venezi, rimossa dalla direzione musicale della Fenice. La revoca degli incarichi a Merlino e Proietti assume inoltre un peso politico interno alla maggioranza, visto che entrambi sono considerati esponenti o figure vicine all’area di Fratelli d’Italia.
La vicenda Regeni resta così al centro del confronto politico e istituzionale. Il mancato sostegno al documentario aveva aperto una ferita nel ministero, spingendo Giuli a promettere un cambio di passo nella gestione dei finanziamenti e maggiore attenzione ai progetti ritenuti di particolare valore civile e morale. Con le revoche decise nelle ultime ore, il ministro prova ora a segnare una discontinuità netta all’interno della macchina del Mic.
