Le donne studiano meglio ma guadagnano meno: la ricerca dell’Università di Udine

Studiano di più, finiscono prima e con voti più alti. Eppure, il mercato del lavoro sembra presentare loro un conto salatissimo: fino a 300 euro in meno in busta paga ogni mese. È il ritratto di un’Italia a due velocità quello che emerge dallo studio dell’Università di Udine “Il mercato del lavoro dei laureati a Udine e in Italia”, coordinato dal professor Marco Sartor e presentato oggi alla Torre di Santa Maria, durante l’incontro “Employer attractiveness. Esperienze, metodi e strategie”.

Un evento organizzato dall’Ateneo con l’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda), Federmanager, Confindustria Udine e la Fondazione Friuli.

Il “sorpasso” tra i banchi

A livello nazionale, il “sorpasso formativo” femminile è un dato strutturale: nel 2024, il 58% dei titoli magistrali è stato conseguito da donne, contro il 42% degli uomini. A Udine, invece, il quadro è più bilanciato (uomini al 50,9% nel 2024). “Una specificità che trova spiegazione nel peso delle discipline tecnico-scientifiche, dove la presenza maschile è tradizionalmente più elevata” spiega Sartor, professore di Ingegneria economico–gestionale del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura.

Ma se a livello nazionale il predominio femminile appare stabile, all’Ateneo friulano la situazione è più fluida. Negli ultimi anni si osservano continui sorpassi tra uomini e donne: nel 2019, 51,7% uomini; nel 2022, 52,2% donne; nel 2024, 50,9% uomini. “Questo andamento “a specchio” suggerisce che, nei contesti locali, il divario di genere può essere più sensibile alle dinamiche dell’offerta formativa e alle scelte degli studenti” puntualizza Sartor.

Le performance delle studentesse friulane sono eccellenti. Le laureate di Udine superano infatti la media nazionale per regolarità negli studi, con un indice di 0,38 (contro lo 0,37 italiano). Anche il voto medio di laurea conferma il trend: a Udine le donne si laureano con 108,4 (superiore al 107,8 nazionale), mentre i colleghi maschi si fermano a 106,9.

Il muro del lavoro: la retribuzione si ferma

Il paradosso scatta non appena si chiudono i libri. Appena un anno dopo il titolo, le donne guadagnano già 200-250 euro in meno al mese. Ma l’aspetto più allarmante è che il tempo, anziché sanare la ferita, la rende più profonda. A cinque anni dalla laurea, il divario supera i 300 euro mensili.

“Il tempo non è un fattore di riequilibrio, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze“, spiega il professor Marco Sartor. “A un anno dalla laurea il divario è già evidente. A cinque anni diventa marcato. Nonostante i dibattiti e i nuovi standard, i dati non migliorano“.

Dove il gap fa più male: i settori tecnici

Se nelle discipline umanistiche la differenza è di circa 50 euro, è nei settori tecnico-scientifici — quelli teoricamente più meritocratici e remunerativi — che il sistema va in corto circuito: qui il gap esplode raggiungendo i 366 euro al mese.

Anche sul fronte dell’occupazione, la strada è in salita. A cinque anni dal titolo, la disoccupazione femminile (5%) resta sensibilmente più alta di quella maschile (3,1%). “Il sistema universitario riconosce il merito femminile, ma il mercato del lavoro non riesce a valorizzarlo allo stesso modo. Il divario persiste”, conclude Sartor.