Secchi pieni di una specie aliena difficile da vendere, reti danneggiate, mani rovinate e giornate di pesca sempre più incerte, da organizzare solo quando l’invasore concede una tregua. Nella Bassa Friulana l’emergenza granchio blu non è più una parentesi stagionale, ma una crisi che sta cambiando il volto della pesca nelle lagune di Grado e Marano e lungo il litorale del Friuli Venezia Giulia.
A lanciare un nuovo appello è la neoeletta sezione della Lega Salvini Premier di Aquileia e comuni limitrofi, rinnovata lo scorso 13 maggio 2026, che si schiera al fianco dei pescatori e chiede interventi rapidi, ma anche una strategia capace di guardare oltre l’emergenza.
Una crisi che colpisce imprese e biodiversità
La proliferazione del granchio blu sta mettendo in difficoltà l’intero comparto ittico regionale. Secondo quanto denunciato dagli operatori, molte imprese locali registrano perdite di fatturato che superano ormai l’80%, con conseguenze pesanti su redditi, occupazione e futuro delle marinerie.
Il predatore alieno sta colpendo alcune delle specie più importanti per l’economia del territorio, come vongole veraci, cozze e seppie, oltre a danneggiare le attrezzature e a divorare il novellame, compromettendo anche la produzione futura. Il problema non riguarda soltanto la pesca: la risalita del granchio blu lungo le foci dei fiumi e la sua presenza nelle aree naturali rischiano di alterare l’equilibrio della catena alimentare e la biodiversità degli ambienti lagunari.
L’appello della Lega di Aquileia
Di fronte a un quadro sempre più difficile, la sezione della Lega di Aquileia chiede risposte immediate per sostenere chi vive di pesca e acquacoltura.
“Servono soluzioni rapide per sostenere i pescatori colpiti e, soprattutto, una strategia a lungo termine per salvare il nostro mare. Ci impegniamo fin d’ora a portare la discussione ai tavoli regionali per difendere le nostre coste e il patrimonio del Made in Italy”, sottolinea la sezione, intercettando il forte malcontento della categoria.
Per i pescatori, il problema non è soltanto economico. La presenza massiccia del granchio blu significa giornate di lavoro più dure, maggiori costi di manutenzione, minori ricavi e l’impossibilità di programmare l’attività con continuità. Una condizione che rischia di trasformare la pesca in un mestiere intermittente, dipendente dai tempi e dalla pressione dell’invasore.
Dai ristori a una strategia strutturale
Nonostante lo Stato di calamità dichiarato dal Ministero dell’Agricoltura per l’annualità 2024, con decreto di marzo 2025, e i primi stanziamenti destinati al ripopolamento, nella Bassa Friulana i pescatori continuano a fare i conti con costi considerati ormai insostenibili.
Il danno economico complessivo stimato dalle associazioni di categoria, secondo quanto riportato nella nota, sarebbe raddoppiato nell’ultimo anno, raggiungendo i 200 milioni di euro. Numeri che, per la Lega di Aquileia, rendono necessario un cambio di passo: non bastano misure tampone, ma serve una politica strutturale capace di contenere la specie, sostenere le imprese e difendere gli ecosistemi.
Trasformare il problema in risorsa
Accanto agli interventi di contenimento e ai ristori, la sezione leghista richiama anche la necessità di guardare ai modelli sperimentali avviati in altri territori, dove si sta cercando di trasformare il granchio blu da emergenza ambientale a possibile risorsa economica.
L’obiettivo, secondo la sezione, non deve essere una semplice e rassegnata convivenza con la specie aliena, ma una strategia capace di rigenerare le marinerie locali, creando nuove filiere e nuove opportunità per un settore oggi sotto pressione.
La richiesta che arriva dalla Bassa Friulana è quindi chiara: agire subito, ma con una visione di lungo periodo. Perché il futuro della pesca, denunciano gli operatori, non può essere fatto di reti rotte, raccolti invenduti e giornate di lavoro decise dal granchio blu.
