Via libera al ddl Riccardi: medici in pensione al lavoro per garantire le cure

Il Consiglio regionale ha approvato il ddl che consente ai medici in pensione di continuare l’attività.

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha dato il via libera al ddl n. 72, che introduce misure straordinarie per garantire la continuità delle cure: tra le principali novità, i medici in pensione potranno tornare a lavorare per affrontare la carenza di medici di base, offrendo supporto concreto ai cittadini in un momento di forte pressione sul sistema sanitario.

“Con l’approvazione di questo disegno di legge, la Regione interviene concretamente per tutelare la salute dei cittadini, garantendo continuità assistenziale in una fase di forte criticità del sistema sanitario in tutto il Paese”, ha sottolineato l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, durante il suo intervento in Consiglio regionale.

Il ddl 72 si coordina con un emendamento del Governo nazionale, che sarà inserito in un decreto in conversione, per mitigare gli effetti fiscali e previdenziali legati alla prosecuzione dell’attività dei medici già pensionati. “Questo provvedimento nasce da un lavoro condiviso con il Governo nazionale – ha spiegato Riccardi – e si inserisce in un quadro più ampio di interventi già adottati dalla Regione negli ultimi anni a beneficio della sanità territoriale: investimenti in ambulatori e Case di comunità, incentivi per attrarre personale sanitario e sostegno agli enti locali”.

La carenza di medici di famiglia.

L’assessore ha evidenziato come il ddl affronti “una criticità strutturale che riguarda l’intero sistema sanitario nazionale e che richiede scelte chiare e assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni”.

La carenza di medici di medicina generale, ha aggiunto, è diffusa a livello nazionale, ma il Friuli Venezia Giulia ha già messo in campo strumenti concreti: 110 milioni di euro destinati alla premialità del personale nei prossimi tre anni, l’accordo integrativo per i medici di base e borse di studio messe a disposizione quest’anno in numero di 31, a cui corrispondono altrettante adesioni, con riconoscimento ai medici in formazione della stessa identità degli specializzandi nelle scuole di specialità.

La medicina generale deve essere riconosciuta come una specialità di pari dignità rispetto alle altre, coerente con la trasformazione della sanità territoriale – ha aggiunto Riccardi, ricordando anche i risultati ottenuti sul fronte emergenza-urgenza -. Le ambulanze dell’area giuliana e isontina risultano le più veloci d’Italia. La Scuola Sant’Anna ha riconosciuto il pronto soccorso di Pordenone tra i migliori del Paese”.

La rete oncologica regionale.

Nel corso dell’intervento è stato richiamato anche il tema della programmazione sanitaria e delle reti cliniche, a partire dalla Rete oncologica regionale, approvata dopo vent’anni di discussioni. “Quando una donna viene operata due volte a 120 giorni di distanza, dobbiamo decidere da che parte stare – ha spiegato Riccardi –. Vogliamo concentrare negli hub le attività a maggiore complessità e minore frequenza di bisogno, mantenendo negli spoke quelle a maggior frequenza. È una scelta di campo: o la difesa dell’esistente con l’agonia, oppure gli esiti, gli standard e la sicurezza delle cure”.

Riccardi ha espresso gratitudine al dottor Gianpiero Fasola, recentemente sostituito dal dottor Giovanni Gerardo Cardellino alla direzione oncologica: “Senza il suo contributo tecnico non saremmo arrivati dove siamo arrivati”. Ha inoltre annunciato che i responsabili della Rete oncologica regionale e il direttore sanitario presenteranno in terza commissione l’avanzamento del lavoro e le conseguenze delle azioni realizzate nel 2025, precisando che “questo lavoro non potrà rivedere le scelte già assunte con l’approvazione del Piano oncologico regionale”.

“È più semplice rinviare le decisioni – ha concluso Riccardi – ma il compito della politica è scegliere nell’interesse della sicurezza e degli esiti di salute delle persone. I problemi restano lì da troppi anni. Noi abbiamo individuato i criteri e fatto le regole. Ora spetta al Comitato oncologico regionale stabilire gli standard e le collocazioni più adeguate per garantire i migliori esiti di cura”.