La Presidenza del Consiglio dei ministri ha chiesto un risarcimento di 2 milioni di euro nei confronti dei quattro 007 egiziani imputati nel processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito al Cairo nel gennaio del 2016 e trovato morto alcuni giorni dopo.
La richiesta è stata avanzata tramite l’Avvocatura dello Stato nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Roma, nell’aula bunker di Rebibbia. Secondo l’organo legale, il crimine commesso contro Regeni non ha colpito solo la famiglia e la memoria del giovane ricercatore, ma anche l’intera comunità italiana.
L’Avvocatura ha ricordato in aula che gli imputati avrebbero leso “i diritti di tutela della libertà dei cittadini italiani anche all’estero” e che, in questa vicenda, “sono stati violati diritti costituzionalmente garantiti”.
Le richieste dopo la requisitoria della Procura
La nuova udienza arriva dopo le richieste di condanna avanzate dalla Procura di Roma nei confronti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani. Come raccontato nell’articolo sulla richiesta di ergastolo e condanne nel processo Regeni, l’accusa ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione.
Per l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, quella della Procura è stata “una ricostruzione eccezionale” e rappresenta “un passo importante”. La legale, prima del suo intervento in aula, ha ricordato il percorso dei genitori di Giulio, che hanno “lottato a mani nude contro il regime egiziano” senza perdere “un briciolo di dignità”.
Ballerini ha ripreso anche le parole del procuratore Sergio Colaiocco, che nella requisitoria aveva accusato il regime egiziano di aver “scelto di proteggere gli aguzzini” del ricercatore. Una denuncia che, secondo la legale della famiglia, “andava detta da quella voce”, anche perché “ancora molti rappresentanti del nostro governo sostengono che il governo egiziano collabora tutte le volte che stringono le mani di qualche ministro o addirittura anche di Al Sisi”.
Il risarcimento chiesto dalla famiglia Regeni
Nel corso dell’udienza ha preso la parola anche l’altro legale di parte civile, Giacomo Satta, che ha chiesto alla Corte il riconoscimento del danno subito dalla famiglia Regeni. Saranno i giudici dell’Assise a quantificare l’eventuale risarcimento.
La parte civile ha chiesto anche una provvisionale per il cosiddetto “danno catastrofale” sofferto dal ricercatore, definito vittima di un crimine contro l’umanità. Un passaggio che richiama la sofferenza patita da Regeni nei giorni del sequestro, delle torture e della detenzione prima della morte.
“Tutto il male del mondo non può rimanere impunito”, ha detto Ballerini in aula, sottolineando che “chi ha immobilizzato, torturato e ucciso Giulio ha annientato la sua dignità e quella di tutti noi”. Per la legale, il processo rappresenta anche un’occasione per “sanare ferite in parte inguaribili” e rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella tutela della dignità umana. “Nessuno deve più soffrire quello che ha sofferto Giulio”, ha aggiunto.
Il processo nell’aula bunker di Rebibbia
Il procedimento si svolge nell’aula bunker di Rebibbia, a Roma, e vede imputati quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani. Sono accusati, a vario titolo, del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore friulano.
La vicenda Regeni, a oltre dieci anni dal sequestro e dalla morte del giovane, resta uno dei casi giudiziari e diplomatici più delicati per l’Italia. Le richieste della Procura, quelle della Presidenza del Consiglio e le istanze della famiglia segnano ora una fase decisiva del processo, atteso da anni dai genitori di Giulio e da quanti chiedono verità e giustizia.
