Premio nazionale per Irene Liut: è sua la miglior tesi in diritto del lavoro

Un prestigioso riconoscimento nazionale per Irene Liut, laureata con 110 e lode in Giurisprudenza all’Università di Udine, che ha vinto il premio “Ludovico Barassi” per la migliore tesi di laurea in diritto del lavoro.

Il premio, del valore di 1.600 euro, viene assegnato ogni anno dall’Associazione italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale (Aidlass). A convincere la commissione è stata la tesi intitolata “Lavoro, malattia e disabilità. Alla ricerca di un contemperamento”, realizzata con la supervisione della relatrice Valeria Filì.

Una ricerca sul rapporto tra lavoro, salute e disabilità

Il lavoro approfondisce il delicato rapporto tra occupazione e tutela della salute, analizzando un quadro normativo chiamato a tenere sempre più in considerazione i principi e le regole dell’Unione europea, oltre ai cambiamenti demografici, sociali, culturali ed economici in corso.

Originaria di Codroipo, dopo la laurea Irene Liut ha proseguito il proprio percorso accademico intraprendendo il dottorato in Diritto per l’innovazione nello spazio giuridico europeo, sempre al Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Ateneo friulano. “Si tratta di temi di grande attualità e crescente rilevanza – spiega Irene Liut –. L’inclusione lavorativa delle persone che versano in condizioni di salute precarie costituisce, infatti, una delle principali sfide che il diritto del lavoro contemporaneo è chiamato ad affrontare”.

Una sfida resa ancora più importante, sottolinea la ricercatrice, dal crescente numero di lavoratori affetti da malattie croniche, sottoposti a trapianto o interessati da forme di disabilità, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’innalzamento dell’età pensionabile.

“Una prospettiva originale su un tema classico”

Secondo la professoressa Valeria Filì, ordinaria di Diritto del lavoro, la tesi è stata premiata perché ha saputo rileggere un tema tradizionale in una prospettiva innovativa. “La tesi ha evidenziato la necessità di trovare un bilanciamento tra la tutela delle persone disabili, o con precarie condizioni di salute, e le esigenze economiche e produttive dell’impresa“, afferma la docente.

Un equilibrio che, secondo Filì, non deve necessariamente essere cercato soltanto attraverso gli strumenti della sicurezza sociale, ma anche facendo ricorso agli accomodamenti ragionevoli, con l’obiettivo di evitare l’espulsione dal mercato del lavoro delle persone ancora in grado di svolgere un’attività produttiva.

“Il lavoro è una delle principali forme di inclusione sociale – evidenzia la professoressa – e il mantenimento in attività di questi lavoratori va anche a vantaggio della collettività, contribuendo alla sostenibilità del sistema di sicurezza sociale”.