È ripreso davanti alla Corte d’Assise di Roma il processo per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo il 3 febbraio 2016. Dopo la sospensione dello scorso ottobre e la pronuncia della Corte Costituzionale, il procedimento è tornato in aula con un calendario già definito: 8, 23 e 24 giugno, poi 13 e 14 luglio 2026. Se non ci saranno ulteriori rinvii, la sentenza potrebbe arrivare tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Nel corso dell’udienza di oggi, 24 febbraio, è stato nominato un consulente per le difese ed è stata affidata una perizia per tradurre dall’arabo all’italiano due verbali di interrogatorio. Il perito incaricato avrà 90 giorni di tempo per completare il lavoro.
Sul banco degli imputati restano quattro 007 egiziani, accusati a vario titolo di sequestro di persona pluriaggravato, omicidio e lesioni gravissime. Un processo complesso, segnato fin dall’inizio da difficoltà procedurali e tensioni diplomatiche.
“I consulenti egiziani hanno paura”
Nel corso dell’udienza, l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha spiegato tutte le difficoltà trovare esperti di lingua araba disposti a svolgere il ruolo di consulenti di parte. Molti professionisti, ha spiegato, avrebbero rifiutato l’incarico per timore di esporsi pubblicamente in un procedimento che coinvolge apparati di sicurezza del Cairo.
La Corte ha disposto una nuova perizia su alcuni documenti da tradurre dall’arabo all’italiano, in particolare sui verbali delle testimonianze rese nel 2016 dal sindacalista degli ambulanti Mohammed Mohammed Abdullah Saeed davanti alle autorità egiziane. Secondo le difese dei quattro imputati, le prime traduzioni presenterebbero incongruenze e contraddizioni, da qui la necessità di un approfondimento tecnico.
Il perito nominato dal tribunale avrebbe chiesto 90 giorni di tempo per completare il lavoro. Un incarico assunto, però, con modalità inusuali: secondo quanto riferito in aula, l’esperto avrebbe operato dietro un paravento, senza mostrare il volto né rendere pubbliche le proprie generalità, per ragioni di sicurezza.
Le prossime tappe del procedimento
L’8 giugno si tornerà in aula per discutere i risultati della perizia. Il 23 e 24 giugno sarà la volta della requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che dovrà formulare le richieste di condanna nei confronti dei quattro imputati appartenenti alla National Security egiziana.
A luglio interverranno le difese. Se il calendario non subirà ulteriori slittamenti, la decisione della Corte potrebbe arrivare nei primi giorni di settembre, dopo la pausa estiva. A oltre dieci anni dalla morte del giovane ricercatore friulano, trovato senza vita al Cairo il 3 febbraio 2016 con evidenti segni di tortura, il processo continua dunque tra difficoltà tecniche e un clima di tensione che, secondo i legali della famiglia, rende ancora oggi complicato il percorso verso la verità.




