Non solo mare e spiaggia. La pineta di Lignano punta a diventare un luogo dove natura, salute e turismo si incontrano, trasformandosi in una vera infrastruttura verde al servizio delle persone e del territorio.
Gli undici ettari di pineta demaniale sono al centro di un progetto scientifico promosso dalla Società Lignano Pineta insieme al Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali dell’Università degli Studi di Udine, con l’obiettivo di studiare, certificare e valorizzare il patrimonio naturale della località.
I primi risultati del monitoraggio sono stati presentati al PalaPineta durante il convegno “La pineta di Lignano. Un’infrastruttura verde per il turismo esperienziale, la salute pubblica e la sostenibilità degli ecosistemi”, che ha riunito ricercatori, professionisti, aziende, enti e istituzioni per discutere il futuro delle pinete costiere.
Tra i dati emersi c’è quello più significativo: sono stati censiti oltre 7mila alberi, mentre è stato avviato il primo iter a livello nazionale di certificazione del verde urbano applicato a una pineta costiera italiana.
Oltre 7mila alberi monitorati: la pineta diventa un laboratorio scientifico
La ricerca punta a definire un nuovo modello di gestione della pineta, basato su dati scientifici, misurazione dei servizi ecosistemici e monitoraggio continuo.
Grazie ai rilievi effettuati con droni dotati di sensori LiDAR è stata realizzata una mappatura tridimensionale dell’intera area. I dati raccolti hanno permesso di censire oltre 7mila alberi, con una densità media di circa 680 alberi per ettaro, esemplari che raggiungono anche i 20 metri di altezza.
La pineta è inoltre in grado di immagazzinare mediamente circa 75 tonnellate di carbonio per ettaro, confermando il suo ruolo ambientale nella mitigazione degli effetti climatici.
Il progetto prevede anche un sistema permanente di monitoraggio della crescita delle piante e del flusso della linfa, attraverso sensori che consentiranno di valutare nel tempo lo stato di salute degli alberi e la capacità di assorbimento del carbonio, aprendo nuove possibilità per attività di ricerca e tesi universitarie.
Dalla gestione tradizionale alla certificazione del verde
A coordinare il progetto è Ivana Bassi, che ha ripercorso la nascita della collaborazione tra Società Lignano Pineta e Università di Udine. Il gruppo di lavoro multidisciplinare coinvolge Luca Iseppi, Andrea Tomao, Camilla Costa, Alessandro Braida, Alessandro Ricetto, Elisa Tomasinsig e Francesca Visintin, con il compito di sviluppare strumenti innovativi per una gestione sostenibile della pineta.
Il presidente della Società Lignano Pineta, Giorgio Ardito, ha ricordato il percorso portato avanti negli anni per rendere la pineta un luogo vissuto attraverso iniziative culturali, sportive e dedicate al benessere. “Abbiamo sempre cercato di rendere questa pineta un luogo vissuto. Con questo progetto compiamo un salto di qualità: grazie al supporto dell’Università ogni scelta gestionale sarà fondata su basi scientifiche. Il nostro obiettivo è rendere questo luogo sempre più accessibile anche alle persone fragili e con disabilità”, ha spiegato Ardito.
L’obiettivo futuro, ha aggiunto il presidente, è che il progetto possa diventare un modello replicabile anche in altre aree di Lignano, ampliando progressivamente la superficie monitorata e creando una rete di pinete gestite secondo criteri scientifici e sostenibili.
Una pineta che diventa “infrastruttura” per salute e turismo
La strategia del progetto si basa su tre elementi: tutela ambientale, benessere delle persone e sostenibilità ecologica ed economica.
Luca Iseppi ha illustrato questa visione, mentre Francesca Visintin di eFrame ha spiegato il valore della certificazione avviata per la pineta. “La pineta non è semplicemente un insieme di alberi, ma un sistema vivente. La certificazione permette di misurarne lo stato di salute attraverso indicatori scientifici, verificando che la gestione rispetti criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica”, ha dichiarato Visintin.
Il percorso punta quindi a riconoscere il valore della pineta non solo come patrimonio naturale, ma anche come elemento capace di generare benefici per la qualità della vita e per l’offerta turistica.
Da bosco a luogo di benessere: arriva la Forest Therapy
Una delle novità più interessanti riguarda l’utilizzo della pineta come spazio dedicato al benessere e alla salute. Nei mesi di ottobre e novembre partirà un programma sperimentale di Forest Bathing e Forest Therapy, rivolto in particolare a persone fragili e con disabilità, con l’obiettivo di rendere la pineta più accessibile e fruibile durante tutto l’anno.
Sul ruolo terapeutico degli ambienti naturali è intervenuto Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del CNR – Istituto per la BioEconomia, che ha illustrato il lavoro nazionale per integrare i boschi terapeutici nei programmi del Servizio Sanitario Nazionale.
“La terapia forestale non è una semplice passeggiata nel bosco. È un intervento sanitario basato su evidenze scientifiche che, per essere realmente efficace, deve essere svolto in luoghi idonei, con operatori qualificati e all’interno di percorsi riconosciuti dal Servizio Sanitario”, ha spiegato Meneguzzo.
Le esperienze già sviluppate in Friuli Venezia Giulia sono state raccontate da Camilla Costa, antropologa ambientale, e Bruna Scaggiante, professoressa associata di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e componente del Comitato Scientifico Nazionale della LILT.
Costa ha presentato il progetto pilota dedicato ai pazienti oncologici, nato dalla collaborazione tra professionisti della salute, ricercatori e guide specializzate. Scaggiante ha invece illustrato le evidenze scientifiche maturate negli ultimi vent’anni sugli effetti positivi degli ambienti forestali nella prevenzione, nella riduzione dello stress e nel benessere psicofisico.
La natura entra nei percorsi di cura
Dalle ricerche si è passati alle applicazioni concrete con gli interventi di Ivana Truccolo, presidente dell’Associazione ANGOLO OdV di Aviano, e di Desirée Gregori, specialista in Attività Motoria Adattata. Al centro il lavoro sviluppato accanto al CRO di Aviano, dove natura, movimento e assistenza sanitaria vengono integrate in programmi personalizzati rivolti ai pazienti oncologici.
A chiudere la prima sessione è stata Tatiana Dereani, operatrice di Forest Bathing, che ha sottolineato il ruolo della pineta nella nuova proposta turistica di Lignano. “La pineta rappresenta un valore aggiunto della vacanza. Non sostituisce il mare e la spiaggia, ma li completa, offrendo un’esperienza che rimane nella memoria delle persone e contribuisce a costruire l’identità stessa di Lignano”, ha spiegato Dereani.
Il futuro: ambiente, turismo e salute insieme
Il convegno ha riunito anche rappresentanti del mondo forestale, turistico, sanitario e istituzionale, confermando la volontà di costruire una strategia comune. Gianpaolo Bragagnini, del Servizio Foreste della Regione Friuli Venezia Giulia, ha evidenziato il ruolo della gestione attiva del patrimonio forestale.
“La foresta è un sistema complesso che richiede una gestione attiva e sostenibile. Tutelarla significa non solo conservarla, ma renderla fruibile in modo responsabile, conciliando sicurezza, biodiversità e qualità dell’esperienza delle persone”, ha dichiarato.
Sul rapporto tra natura e turismo è intervenuta Caterina Gasparini di PromoTurismoFVG, che ha sottolineato come il turismo esperienziale legato al verde sia sempre più importante. La pineta, insieme alla laguna e agli altri ambienti naturali del territorio, può diventare un elemento strategico per intercettare la crescente domanda di turismo del benessere. Per farlo, ha evidenziato Gasparini, servono progettazione condivisa, servizi strutturati e una comunicazione coordinata.
Il tema della salute è stato ripreso da Paolo Pischiutti, medico di ISDE – Medici per l’Ambiente, che ha richiamato il ruolo crescente della natura nella medicina preventiva. “La medicina del futuro dovrà essere sempre più orientata alla prevenzione. Per questo sarà fondamentale costruire percorsi multidisciplinari nei quali anche la natura possa diventare uno strumento di salute, all’interno di programmi personalizzati e scientificamente validati”, ha affermato.
A chiudere i lavori è stato il consigliere regionale Alberto Budai, che ha ribadito il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia ai progetti capaci di unire ambiente, salute, turismo e ricerca scientifica. “Se la prevenzione attraverso la natura contribuisce a ridurre anche solo una parte delle patologie croniche, il beneficio sarà duplice: migliore qualità della vita e minori costi per il sistema sanitario. Ora serve arrivare a un quadro normativo condiviso”, ha concluso Budai.
