Tre aree forestali del Friuli Venezia Giulia entrano nella Rete nazionale dei Boschi vetusti. Sono luoghi nei quali la natura si è evoluta per oltre sessant’anni senza significative interferenze dell’uomo, creando ecosistemi caratterizzati da alberi di età diverse, legno morto e una ricca biodiversità.
Le tre aree riconosciute sono Croseraz Val Bona, nel Comune di Budoia, e Pian dele Stele, nel Comune di Polcenigo, entrambe nella foresta del Cansiglio, nel territorio pordenonese, e Bosco Vintulins, nella foresta di Forchiutta, nel Comune di Paularo, in provincia di Udine. L’ingresso nella Rete nazionale è stato formalizzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 2026.
Un bosco che cresce seguendo la natura
I boschi vetusti sono ecosistemi forestali nei quali sono presenti specie autoctone e dove l’evoluzione naturale è proseguita per più di sessant’anni senza significative interferenze antropiche.
Al loro interno convivono piante secolari, giovani alberi, esemplari adulti, fusti senescenti e legno morto. Una struttura molto articolata che rende questi ambienti particolarmente importanti dal punto di vista naturalistico e scientifico e favorisce la presenza di una grande varietà di specie.
La tutela dei boschi vetusti si inserisce nella gestione complessiva e sostenibile del patrimonio forestale regionale. Questo significa affiancare la conservazione delle aree di particolare valore alle altre forme di gestione del bosco. Il legno, infatti, continua a rappresentare una materia prima rinnovabile importante per l’economia, dall’arredo all’edilizia fino alla produzione di strumenti musicali, oltre a contribuire allo stoccaggio duraturo dell’anidride carbonica.
Dal Cansiglio a Paularo
I tre nuovi boschi vetusti si trovano in due diverse aree forestali del territorio regionale. Croseraz Val Bona e Pian dele Stele sono all’interno della foresta del Cansiglio, rispettivamente nei Comuni di Budoia e Polcenigo. Il terzo sito, Bosco Vintulins, si trova invece nella foresta di Forchiutta, a Paularo.
Sono le prime tre aree di proprietà regionale del Friuli Venezia Giulia inserite nella Rete nazionale dei Boschi vetusti. “Esprimo soddisfazione per l’individuazione di questi primi tre boschi vetusti di proprietà regionale inseriti nella Rete nazionale, risultato di un’attività svolta in sinergia dal Servizio foreste con l’Università degli Studi di Udine e che porterà a ulteriori sviluppi con l’obiettivo di consolidare la sostenibilità della gestione delle foreste sotto tutti i punti di vista: produttivo, ambientale e sociale”, ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali Stefano Zannier.
Come sono stati individuati
Il percorso è partito dal decreto legislativo 34 del 2018 e dalle successive linee guida ministeriali approvate nel 2021. La fase operativa è entrata nel vivo nel 2022, quando il Ministero ha assegnato alle Regioni risorse specifiche per l’individuazione dei boschi vetusti.
La Regione, attraverso il Servizio foreste, ha quindi stipulato una convenzione con il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine per svolgere le attività tecniche necessarie.
Per individuare le aree sono stati analizzati i Piani di gestione forestale, i Piani di gestione di parchi e riserve regionali, studi e ricerche scientifiche, fonti storiche e archivistiche. Il lavoro ha coinvolto anche professionisti, Comuni, enti parco e gestori delle aree naturali protette. Sono state inoltre utilizzate le banche dati regionali e i dati lidar, che hanno permesso di individuare ulteriori popolamenti forestali potenzialmente vetusti.
Tre aree nella Rete, altre ancora da cercare
Con una delibera della Giunta regionale del primo agosto 2025, la Regione ha recepito i risultati del lavoro, individuando le tre aree da proporre per l’inserimento nella Rete nazionale e un quarto sito come bosco potenzialmente vetusto. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 2026 ha quindi formalizzato l’ingresso delle tre aree friulane nella Rete nazionale.
“I prossimi passi – conclude Zannier – saranno rivolti ad ampliare ulteriormente la rete regionale e nazionale dei boschi vetusti, coinvolgendo altre proprietà forestali e proseguendo il lavoro coordinato dal Servizio foreste con la collaborazione tecnica dell’Università di Udine”.

