Il termovalorizzatore non è più “fantasma”: Hafner svela il progetto da 1 miliardo per l’Aussa Corno

Per mesi è stato al centro di indiscrezioni, retroscena e, di conseguenza, richieste di chiarezza: ora il termovalorizzatore ipotizzato nell’area industriale Aussa Corno di San Giorgio di Nogaro esce dalla fase delle voci e viene presentato ufficialmente dalla società proponente.

Heinrich Hafner ha illustrato i dettagli dell’Energy Park Hafner, un impianto che, secondo l’azienda, punta a trasformare il Friuli Venezia Giulia in un hub energetico autonomo e a chiudere il ciclo dei rifiuti non riciclabili senza ricorrere allo smaltimento fuori regione o all’estero.

Un progetto da circa un miliardo di euro che arriva però in un clima già acceso. Prima della conferenza stampa, infatti, erano già arrivate le richieste di chiarimento da parte del Partito democratico regionale e le preoccupazioni espresse da amministratori locali e rappresentanti del territorio, che chiedono trasparenza sul percorso autorizzativo e sul coinvolgimento degli enti pubblici.

Hafner: “Un impianto per trasformare i rifiuti in energia”

Durante la presentazione, Heinrich Hafner ha definito l’Energy Park una soluzione strategica per la gestione dei rifiuti non riciclabili in Friuli Venezia Giulia. Secondo quanto illustrato dalla società, l’impianto sarà composto da quattro linee tecnologiche e avrà una capacità di trattamento di circa 500 mila tonnellate di rifiuti all’anno. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il territorio regionale autosufficiente, evitando il trasferimento dei materiali verso altri impianti.

Il dato centrale indicato dai promotori riguarda la produzione energetica: 640 GWh annui, una quantità che, nelle stime dell’azienda, potrebbe coprire circa la metà del fabbisogno elettrico delle famiglie del Friuli Venezia Giulia.

Un investimento privato da un miliardo e 180 posti di lavoro

Uno dei punti sottolineati da Hafner riguarda il modello economico dell’intervento. L’opera, secondo la società, sarà realizzata attraverso un partenariato pubblico-privato con un investimento di circa un miliardo di euro sostenuto da capitali privati, senza utilizzo di fondi pubblici.

Tra le ricadute indicate ci sono la possibilità di ridurre i costi legati allo smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati e quindi incidere sulla Tari, oltre alla creazione di 180 nuovi posti di lavoro diretti, prevalentemente qualificati e destinati in via prioritaria ai residenti del territorio.

La sinergia col territorio.

L’azienda ha già annunciato di voler coinvolgere Cafc spa. “Il progetto non nasce in contrapposizione, ma in stretta sinergia con le istituzioni e le realtà locali” hanno detto i proponenti.

Durante la conferenza, Heinrich Hafner ha annunciato nei prossimi giorni l’invio formale di una PEC a CAFC, compiendo un passo per radicare l’infrastruttura nel tessuto operativo regionale. “La scelta di coinvolgere CAFC nasce dalle sue comprovate competenze e capacità societarie e dal memorandum già attivo con i gestori di rifiuti A&T2000, Net e Isontina Ambiente (motivo per cui anche a loro verrà inviata la documentazione del PPP). Una direzione che si sposa perfettamente con la visione della Regione per la costituzione di una grande e solida multiutility pubblica” è stato spiegato.

Emissioni, cattura della CO₂ e bonifica dell’area ex Eurofer

Uno dei temi più delicati del progetto riguarda l’impatto ambientale. Hafner ha assicurato che l’impianto utilizzerà tecnologie Waste-to-Energy di ultima generazione, con sistemi di controllo e abbattimento delle emissioni.

Secondo quanto dichiarato dalla società, i valori emissivi saranno inferiori ai limiti previsti dalla normativa europea. L’azienda ha inoltre illustrato un sistema brevettato per la cattura della CO₂, che consentirebbe un risparmio netto stimato in oltre 18 mila tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno. Tra gli interventi previsti legati alla realizzazione del polo, figura anche la bonifica dei terreni nell’area ex Eurofer, all’interno del sito industriale Aussa Corno.

Il Pd chiede chiarezza su autorizzazioni e ruolo degli enti pubblici

Prima della presentazione ufficiale, sul progetto erano già intervenuti diversi esponenti del Partito democratico chiedendo un quadro più chiaro sull’operazione. Tra i nodi sollevati dal capogruppo Diego Moretti, c’è il rapporto tra la capacità dell’impianto e la programmazione regionale dei rifiuti. Secondo Moretti, infatti, andrebbe chiarito come si inserisca un impianto da circa 400-500 mila tonnellate annue rispetto a un fabbisogno regionale indicato in circa 100-120 mila tonnellate.

Il consigliere dem ha inoltre posto una questione politica: se un’infrastruttura definita così rilevante fosse realmente rimasta fuori dal confronto con Regione e istituzioni, si tratterebbe di un elemento che richiederebbe spiegazioni.

Sul tema sono intervenuti anche i consiglieri regionali Francesco Martines e Massimiliano Pozzo, che hanno chiesto un’audizione in IV Commissione consiliare dei soggetti coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti: Net, A&T 2000, Isontina Ambiente e Cafc. Secondo i due esponenti del Pd, un’opera con un impatto potenzialmente significativo non può essere affrontata senza un percorso di informazione e confronto con cittadini, Comuni e territorio.

Il riferimento è anche alla precedente vicenda dell’acciaieria di San Giorgio di Nogaro, richiamata dai consiglieri come esempio di una gestione dei rapporti con il territorio che non dovrebbe ripetersi. Il dibattito è destinato a proseguire anche a livello locale: la questione sarà infatti dibattuta nel consiglio comunale di San Giorgio di Nogaro previste per domani mentre gli ambientalisti già promettono battaglia.