Una vita attraversata dalla storia, dalla Resistenza e dall’amore per la patria. A quasi 103 anni, Paola Del Din, medaglia d’Oro al Valor militare, è stata premiata a Trieste con il Sigillo trecentesco della città, consegnato dal sindaco Roberto Dipiazza.
Nata nel 1923, Del Din entrò nella Resistenza in Friuli Venezia Giulia nelle file della Brigata Osoppo, con il nome di battaglia “Renata”, svolgendo incarichi rischiosi come staffetta e informatrice. A margine della cerimonia, la partigiana e patriota ha lanciato un messaggio forte sul presente, sulla pace e sulla necessità di non dimenticare la storia.
Il monito sul presente
Parlando dell’Italia di oggi, Del Din non ha nascosto la sua amarezza. Il Paese, ha spiegato, “non mi piace. Non è mica quello che noi prospettavamo di poter fare, di poter avere”. L’idea, ha ricordato, era quella di riparare gli errori della società fascista, costruendo una comunità più consapevole e capace di pensare con la propria testa.
Secondo Del Din, oggi manca soprattutto la volontà di essere informati e responsabilizzati: non per “fare la rivoluzione”, ha precisato, ma per parlare democraticamente e ragionare. Un richiamo alla partecipazione civile e alla responsabilità personale, soprattutto in un tempo segnato da tensioni e conflitti.
“La guerra? Basta un prepotente e siamo fritti”
La riflessione più forte è arrivata sul tema della guerra. “Quando continuiamo a dire ‘non c’è più la guerra’, è una stupidaggine”, ha osservato Del Din. Per la partigiana, la pace non può essere data per scontata: “Basta che nasca uno un po’ nervoso e prepotente e siamo fritti”.
Un monito che nasce dall’esperienza diretta di una generazione che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze degli errori altrui. “Quando parlo ai ragazzi dico: io non parlo per me che sono vecchia, parlo per voi. Dovete pensare a quello che fate, perché gli sbagli si pagano. La mia generazione ha pagato gli sbagli altrui”.
L’appello ai giovani e il valore del dialogo
Del Din ha poi indicato nel dialogo l’unica strada possibile per evitare nuove tragedie. La soluzione, ha spiegato, sarebbe “sedersi attorno a un tavolo e parlare”, senza pretendere di avere sempre ragione al 100%. Perché, ha aggiunto, se si vuole ottenere tutto subito, il rischio è quello di arrivare allo scontro.
Un messaggio semplice e diretto, rivolto soprattutto ai giovani: conoscere la storia, ragionare, confrontarsi e non dimenticare mai quanto fragile possa essere la pace.
L’amore per Trieste e per la storia
Nel suo intervento, Paola Del Din ha ricordato anche il legame profondo con Trieste e con la patria. “In famiglia abbiamo sempre avuto l’amore per la patria e per Trieste”, ha raccontato, sottolineando quanto, nella sua formazione, fosse importante lo studio della storia.
“Ai miei tempi si studiava molto la storia e avevamo passione per la storia”, ha detto. Una passione che, oggi più che mai, diventa un invito a conoscere il passato per capire il presente e costruire con maggiore consapevolezza il futuro.
