Duro attacco di Stefano Salmè sul tema degli alloggi assistenziali a Udine.
Scoppia il caso politico sugli alloggi assistenziali a Udine. Dopo la commissione consiliare richiesta dalle opposizioni per discutere il regolamento comunale sulle accoglienze con finalità assistenziali, Stefano Salmè, presidente del gruppo consiliare “Io Amo Udine-Liberi Elettori”, attacca duramente la maggioranza di centrosinistra.
Al centro della polemica c’è il regolamento comunale approvato nel 2006, che secondo Salmè sarebbe ormai superato rispetto alla realtà sociale attuale della città. “La commissione consiliare ha confermato una realtà politica evidente: il centrosinistra non intende modificare un impianto normativo scritto vent’anni fa, nonostante Udine sia profondamente cambiata”, afferma il consigliere.
Il regolamento del 2006 e la città cambiata
Secondo Salmè, dal 2006 a oggi Udine ha conosciuto una forte crescita della popolazione di origine straniera e una pressione migratoria che avrebbe modificato pesantemente la composizione della comunità locale. Parallelamente, sostiene il consigliere, si sono affermate nuove forme di disagio sociale, legate alla crisi dell’istituzione familiare, all’aumento di separazioni e divorzi e alla condizione dei genitori che, dopo la rottura del nucleo familiare, si trovano senza un’abitazione adeguata.
“Era quindi legittimo chiedersi se un regolamento approvato nel 2006 fosse ancora adeguato alla realtà del 2026. La risposta della maggioranza è stata un rifiuto totale di qualsiasi modifica”, dichiara Salmè.
Le opposizioni avevano proposto di introdurre criteri che valorizzassero il radicamento territoriale e gli anni di residenza nel Comune, ritenendo che una risorsa pubblica limitata debba tenere conto anche del legame costruito nel tempo con la comunità cittadina.
“Anche questa proposta è stata respinta. Per il centrosinistra non deve esistere alcuna differenza tra chi vive, lavora e contribuisce da decenni alla vita della città e chi è arrivato da poco tempo”, accusa il presidente di Io Amo Udine-Liberi Elettori.
La rete familiare e le disparità nell’accesso
Uno dei punti più contestati riguarda il criterio della rete familiare o parentale di supporto, previsto dal regolamento in più passaggi per l’accesso agli interventi assistenziali.
“Il regolamento prevede che l’accesso agli interventi assistenziali sia collegato all’assenza di una rete familiare o parentale di supporto. Nella pratica questo criterio finisce per penalizzare soprattutto molti cittadini italiani”, sostiene Salmè.
Secondo il consigliere, quando un cittadino italiano presenta domanda, viene normalmente verificata l’esistenza di figli, genitori, fratelli o altri parenti potenzialmente in grado di fornire sostegno. Una valutazione che, a suo giudizio, può incidere anche quando i rapporti familiari sono interrotti da anni o il supporto non esiste concretamente.
“Diversa è la situazione per persone provenienti dall’estero, per le quali risulta di fatto impossibile verificare l’esistenza e la concreta disponibilità di eventuali reti parentali nei Paesi di origine”, aggiunge Salmè. “Non si tratta di una discriminazione prevista formalmente dal regolamento, ma di una disparità che si produce concretamente nell’applicazione delle norme e che avrebbe meritato un correttivo”. Anche su questo punto, afferma il consigliere, la maggioranza avrebbe scelto di non intervenire.
Niente priorità per i genitori separati con figli
Nel confronto in commissione, le opposizioni hanno chiesto anche che venisse riconosciuta una priorità specifica ai genitori separati con figli, indicati da Salmè come una delle categorie più colpite dalla crisi abitativa degli ultimi anni.
“Anche questa proposta è stata respinta”, denuncia il consigliere. “È paradossale che un regolamento nato per affrontare situazioni di fragilità sociale non riconosca alcuna particolare tutela a uomini e donne che, dopo una separazione, rischiano di perdere contemporaneamente la casa, la stabilità economica e la possibilità di mantenere un rapporto normale con i propri figli”.
Nel mirino finiscono anche gli attuali criteri di valutazione, fondati prevalentemente sull’Isee e sulla composizione del nucleo familiare. Secondo Salmè, questi criteri rischiano di favorire i nuclei numerosi rispetto a persone sole, anziani, lavoratori impoveriti o genitori separati, senza attribuire alcun valore agli anni di residenza e al contributo dato alla comunità locale.
I dubbi sulla prima accoglienza
Salmè punta poi l’attenzione sulla prima accoglienza. Il regolamento, ricorda il consigliere, stabilisce che essa sia prevalentemente rivolta ad anziani e persone con disabilità sostanzialmente autosufficienti.
Alla richiesta di sapere se questa previsione venga effettivamente rispettata e quale sia oggi la composizione reale dei beneficiari, secondo Salmè la maggioranza e gli uffici si sarebbero limitati a richiamare il trasferimento della gestione all’Ambito socioassistenziale.
“Una risposta insufficiente”, afferma. “Delegare una funzione non significa sottrarla al controllo democratico. Gli alloggi restano patrimonio pubblico e i cittadini hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati, chi ne beneficia e se le finalità previste dal regolamento siano ancora rispettate”.
Seconda accoglienza, oltre metà degli alloggi oltre i due anni
Particolarmente importante, secondo il gruppo Io Amo Udine-Liberi Elettori, è il dato emerso sugli alloggi di seconda accoglienza. Il regolamento prevede che il servizio sia prestato per un periodo di norma non superiore a due anni.
“Dai dati forniti nel corso della commissione emerge che, sui 74 alloggi attualmente utilizzati per la seconda accoglienza, soltanto 35 nuclei si trovano ancora entro il limite temporale previsto dal regolamento, mentre ben 39 nuclei hanno già superato la soglia dei due anni”, evidenzia Salmè. Per il consigliere si tratta di un dato che dovrebbe aprire una riflessione sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
“Se oltre la metà delle assegnazioni supera stabilmente il limite temporale previsto, è legittimo domandarsi se il sistema stia ancora funzionando come strumento temporaneo di accompagnamento verso l’autonomia oppure se si sia progressivamente trasformato in una forma di assistenza abitativa permanente diversa da quella originariamente prevista dal regolamento”, afferma.
“Il centrosinistra difende lo status quo”
Per Salmè, la commissione avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per aggiornare uno strumento amministrativo nato in una realtà completamente diversa. La maggioranza, sostiene invece il consigliere, avrebbe scelto di non aprire alcuna revisione.
“Il centrosinistra ha scelto di difendere lo status quo, rifiutando qualsiasi riflessione sul radicamento territoriale, sulle disparità che si producono nell’applicazione dei criteri, sulla tutela dei genitori separati, sulla trasparenza nella gestione della prima accoglienza e sul rispetto dei limiti temporali previsti per la seconda accoglienza”, conclude Salmè.
“Noi continueremo a chiedere che le politiche sociali del Comune tornino a mettere al centro i cittadini, la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e il rispetto delle finalità per cui questi strumenti sono stati originariamente istituiti”.
