Lo sport come strumento educativo, relazionale e di inclusione concreta: è questa la base del progetto “A proprio agio nelle scuole”, promosso da ASU – Associazione Sportiva Udinese insieme all’Istituto Comprensivo Udine 6, con il sostegno della Fondazione Pietro Pittini e la collaborazione di CSEN FVG e CONI FVG.
Il progetto punta a colmare un vuoto (la mancanza di figure formate in sport e disabilità) e ha consentito, anche ai bambini con esigenze speciali, di fare regolare attività fisica, grazie al supporto di una figura tecnica, parte dello staff ASU, che ha ricevuto una specifica formazione per l’attività con i disabili.
Percorsi su misura per otto studenti
L’Istituto Comprensivo Udine 6 ha offerto a otto alunni (6 dalla Scuola Primaria Girardini, 1 dalla Scuola Primaria Friz e 1 dalla Scuola Secondaria di Primo Grado Bellavitis), tutti riconosciuti in situazione di grave disabilità, un percorso motorio in forma individuale o in piccoli gruppi, con esercizi calibrati sulle capacità e sui bisogni di ciascuno.
L’obiettivo è stato quello di supportare e promuovere al massimo livello possibile l’autonomia residua, accrescere l’autostima e favorire processi di integrazione significativi, agendo in modo mirato sul superamento delle barriere fisiche e cognitive attraverso un’attività motoria calibrata e individualizzata.
La collaborazione con ASU, Csen FVG e Coni FVG, e grazie al sostegno di Fondazione Pietro Pittini, è stato possibile abbattere integralmente i costi essenziali per l’individuazione e l’impiego di istruttori con competenze specialistiche e certificazioni specifiche nell’ambito della motricità adattata per la disabilità grave.
Il cuore del progetto: attività motorie personalizzate
La parte più operativa dell’iniziativa è stata seguita dalla tecnica sportiva ASU Laura Galliussi, specializzata nel lavoro con persone con disabilità grave, che ha coordinato le attività sul campo. “Le attività proposte – di un’ora e organizzate in piccoli gruppi di due o tre – permettono di vivere un momento di sfogo motorio, che risulta particolarmente importante per quei bambini che spesso non frequentano contesti sportivi extrascolastici” ha spiegato.
“Attraverso giochi, esercizi e percorsi, i piccoli sviluppano abilità motorie di base, imparano a rispettare semplici regole e a collaborare con gli altri. Accanto a ciò il progetto favorisce la condivisione di spazi e materiali, promuovendo relazioni positive, inclusione e partecipazione attiva, contribuendo così al benessere globale del bambino all’interno del contesto scolastico”.
“I diritti devono essere universali”
Durante la presentazione dei risultati del progetto, l’assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Udine, Federico Pirone, ha sottolineato il valore dell’iniziativa come esempio concreto di inclusione. “I diritti o sono universali o, se goduti solo da una maggioranza, rischiano di diventare privilegi. Questo progetto colma un vuoto importante e rende Udine una città più civile, capace di rimuovere ostacoli e barriere”.
Sul fronte dello sport, l’assessora Chiara Dazzan ha evidenziato l’importanza della rete tra istituzioni, scuola e territorio. “Lo sport, quando è accessibile, diventa uno strumento di relazione e inclusione. Fare rete significa mettere al centro la persona e costruire percorsi concreti”, ha spiegato.
ASU e il sistema delle realtà sportive: un modello di rete
Per le realtà sportive coinvolte il progetto rappresenta un esempio concreto di sinergia tra mondo sportivo, scuola e terzo settore. Il presidente di ASU, Alessandro Nutta, ha parlato di un percorso che punta a rendere strutturale l’inclusione nello sport scolastico. “È un progetto che nasce da una collaborazione solida e che vogliamo rendere sempre più esteso, per garantire opportunità reali a tutti gli studenti”, ha dichiarato.
Sulla stessa linea il direttore generale Nicola Di Benedetto, che ha sottolineato la possibilità di replicare il modello in altri istituti del territorio. “Se sostenuto, questo sistema può diventare una rete stabile e coordinata di inclusione sportiva”, ha affermato.
“Lo CSEN, insieme a Special Olympics, ha come missione l’inclusione, un obiettivo prioritario che perseguiamo con convinzione – ha detto Giuliano Clinori, presidente CSEN FVG e delegato CONI FVG -. Grazie all’Asu e alla Fondazione Pittini, oggi abbiamo formato centinaia di tecnici specializzati. Il modello creato si sta diffondendo, generando sinergie e ispirando altre regioni. La strada è ancora lunga, ma passi importanti sono stati compiuti”.
La scuola come presidio di inclusione
Infine, il dirigente scolastico dell’IC Udine 6, Leonardo Primus: “Operare nell’Istituto Comprensivo Udine 6 significa confrontarsi quotidianamente con un territorio complesso, segnato da fragilità sociali, culturali ed economiche. In questo contesto, la scuola è molto più di un luogo di apprendimento: è un presidio di inclusione, legalità e comunità. È fondamentale continuare a rafforzare le risposte educative, soprattutto a sostegno dei più fragili e con questo progetto pilota, che auspico sia solo l’inizio – andiamo proprio in questa direzione”.
