Castello di Colloredo, il licôf celebra la rinascita post terremoto: a settembre la riapertura

La frasca issata sul mastio del castello di Colloredo di Monte Albano

Una frasca issata sul mastio per celebrare un traguardo atteso da quasi cinquant’anni. Al castello di Colloredo di Monte Albano è stato rispettato il tradizionale rito del licôf, l’antica usanza friulana che accompagna la conclusione di un lavoro importante e che questa volta segna la fase finale del lungo intervento di recupero dell’antico maniero colpito dal terremoto del 1976.

La cerimonia nel cantiere ha riunito maestranze, tecnici e committenti, trasformandosi in un momento simbolico per uno dei luoghi più rappresentativi della ricostruzione del Friuli.

Il licôf e il conto alla rovescia per la riapertura

“La frasca issata sul mastio del castello di Colloredo di Monte Albano è molto più di un’antica tradizione: è il simbolo concreto di un traguardo che si avvicina e della rinascita di uno dei luoghi più rappresentativi della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976″, ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante.

Il licôf è un rito antico del mondo delle costruzioni: la frasca viene collocata sul punto più alto dell’edificio per celebrare la conclusione di una fase importante dei lavori. Nel caso del castello di Colloredo rappresenta la fine della parte più impegnativa del cantiere e l’avvicinarsi della restituzione del complesso alla comunità.

L’appuntamento è fissato per settembre. Sabato 19 e domenica 20 settembre riaprirà l’Ala Nievo dell’antico maniero, nell’ambito delle iniziative dedicate al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli.

Il simbolo della ricostruzione dopo il sisma

Il castello di Colloredo di Monte Albano è uno dei luoghi che più raccontano la storia della rinascita del Friuli dopo il terremoto del 1976. Gravemente danneggiato dal sisma, il maniero è stato al centro di un complesso percorso di recupero destinato a restituire alla comunità un patrimonio storico e culturale di grande valore.

“Ci avviciniamo a un evento atteso e particolarmente importante perché rappresenta una delle più grandi e complesse operazioni di recupero dell’intera ricostruzione post terremoto in Friuli”, ha spiegato Amirante.

Tra le mura del castello hanno lasciato il loro segno alcune delle figure più importanti della storia friulana, da Ermes di Colloredo a Ippolito Nievo, contribuendo a rendere il maniero un luogo legato alla memoria culturale del territorio.

Un nuovo punto di riferimento per cultura e turismo

“La riapertura dell’Ala Nievo rappresenta un passaggio importante anche per la valorizzazione turistica e culturale del Friuli Venezia Giulia. Il recupero del castello di Colloredo significa restituire ai cittadini un patrimonio identitario, storico e culturale che appartiene all’intero Friuli Venezia Giulia”.

Un luogo simbolo della ricostruzione dopo il terremoto del 1976 che, grazie al suo valore artistico e turistico, punta ora a rafforzare il proprio ruolo nella valorizzazione del territorio.

“L’importante lavoro progettuale e operativo portato avanti in questi anni restituisce oggi una struttura che, grazie al suo straordinario potenziale turistico e culturale, potrà contribuire ulteriormente a rafforzare la proiezione internazionale della nostra Regione“, ha aggiunto l’assessore.