Travolse e uccise una donna in bici, anziano patteggia a un anno

Il processo al Tribunale di Pordenone.

Nulla potrà mai riportarla indietro, ma i congiunti di Giuseppina Marchesan hanno quanto meno potuto renderle un po’ di giustizia. Mercoledì 18 gennaio 2023, al tribunale a Pordenone, davanti il giudice Giorgio Cozzarini, ha patteggiato la pena di un anno di reclusione, con la sospensione condizionale, G. D., oggi 85 enne, accusato e ora anche condannato per aver causato l’incidente costato la vita, a soli 60 anni, alla donna, anche lei di Caorle. All’imputato è stata comminata anche la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per due anni.

Il tragico sinistro è accaduto il 23 ottobre 2021, alle 13 e 30, in pieno giorno, sempre a Caorle. Giuseppina Marchesan, che era in pensione ma lavorava ancora come stagionale, addetta alle pulizie, nel settore ricettivo, e abitava in via Ferrara, stava percorrendo con la sua bicicletta elettrica quando, all’altezza dell’intersezione con via Firenze, è stata travolta dalla Toyota Yaris condotta dall’ottantacinquenne, che procedeva nel senso opposto di marcia, verso il centro, e che ha svoltato a sinistra all’incrocio senza darle la precedenza e tagliandole la strada.

In seguito al tremendo impatto prima con il parabrezza della vettura, che ha infranto con il capo, e poi con l’asfalto dopo la rovinosa caduta a terra, la ciclista ha riportato un pesante trauma cranico più svariate fratture. Il suo quadro clinico è parso subito gravissimo, tanto da essere elitrasportata all’ospedale dell’Angelo di Mestre dall’elisoccorso del Suem giunto da Treviso.

Qui la donna è stata subito sottoposta a un delicato intervento chirurgico alla testa e ricoverata nel reparto di Rianimazione, in stato di coma e in prognosi riservata, per poi essere trasferita nella clinica privata Rizzola, dove però non si è mai ripresa fino al tragico epilogo, dopo più di un mese di agonia, il 27 novembre 2021, che ha gettato nella disperazione i suoi cari: Giuseppina non era sposata e non aveva figli, ma ha lasciato tre sorelle e un fratello cui era molto legata, in primis Elena con cui viveva, oltre ai nipoti. I quali, per essere assistiti, attraverso il responsabile della sede di San Donà di Piave, Riccardo Vizzi, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e all’avv. del Foro di Treviso Andrea Piccoli per il procedimento penale.

La Procura di Pordenone, all’indomani del grave incidente, aveva infatti aperto un fascicolo per lesioni personali stradali gravissime in capo al conducente della vettura investitrice, convalidando il sequestro dei mezzi a cui hanno subito proceduto gli agenti della polizia locale di Caorle che hanno effettuato i rilievi,ma dopo la sua morte il reato contestato all’automobilista è diventato automaticamente di omicidio stradale. E sono scattati i primi provvedimenti dell’inchiesta da parte del Pubblico Ministero titolare del procedimento, il dott. Matteo Campagnaro.

Il Sostituto procuratore ha disposto l’autopsia, per accertare le cause del decesso e confermare che fosse dovuto ai politraumi riportati nell’incidente, ma anche una perizia per stabilire la dinamica, le cause e le responsabilità del sinistro.

A conclusione delle indagini preliminari, quindi, il dott. Campagnaro ha chiesto anche il rinvio a giudizio per l’anziano indagato, per aver urtato il velocipede a pedalata assistita condotto da Giuseppina Marchesan, in strada Traghete, all’intersezione con via Firenze, facendola cadere al suolo dopo che ella aveva urtato contro la fascia destra del cristallo parabrezza anteriore e così cagionandone la morte, che si verificava per trauma cranio-encefalico e politraumatismo” per citare la richiesta: decesso conseguente a “politrauma della strada” come confermato dal consulente tecnico medico legale. Il tutto “con colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia nella guida e violazione delle norme che presiedono alla circolazione stradale, e segnatamente per non aver dato la precedenza, impegnando un’intersezione con le traiettorie che stavano per intersecarsi, a un veicolo proveniente da destra, per non essersi assicurato, svoltando a sinistra, di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, in relazione alla loro posizione, distanza o direzione, e per avere imboccato, nello svoltare a sinistra, l’altra strada parzialmente contromano”.

Riscontrando l’istanza del magistrato, il Gup Cozzarini ha dunque fissato l’udienza preliminare del 18 gennaio 2023 chiusasi, come detto, con il patteggiamento della pena di un anno e con la sospensione della patente per due anni. Le sorelle e il fratello della vittima, attraverso Studio3A, sono già stati da tempo risarciti dalla compagnia di assicurazione della macchina, ma si aspettavano una risposta anche dalla giustizia penale.