A dodici giorni dall’omicidio di Chiara Guerra, la professoressa uccisa a San Stino di Livenza dal nipote diciassettenne, sulla vicenda si aggiunge un nuovo episodio. Alcuni ladri si sono introdotti nella casa di famiglia del ragazzo, posta sotto sequestro dopo il delitto, e hanno portato via diversi gioielli in oro.
Il furto è avvenuto in via Don Milani, all’interno della proprietà che comprende sia l’abitazione della vittima sia quella dei genitori del minorenne, oggi detenuto in un carcere minorile dopo aver confessato l’omicidio della zia. Secondo una prima ricostruzione, i ladri avrebbero scavalcato il grande cancello che protegge il complesso di abitazioni, tutte ancora sottoposte a sequestro, per poi cercare un punto da cui entrare in casa.
Una volta all’interno, dopo aver tentato di forzare porte e finestre, i responsabili avrebbero rovistato nelle stanze fino a trovare alcuni gioielli in oro rimasti nell’abitazione quando la famiglia era stata costretta a lasciare la casa per l’apposizione dei sigilli.
Le indagini sul furto
I carabinieri stanno ora cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell’intrusione e di risalire agli autori del colpo. Gli investigatori stanno passando al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e nelle prossime ore potrebbero essere sentiti anche i vicini, per capire se qualcuno abbia notato movimenti sospetti nei pressi della proprietà.
Al momento, da una prima valutazione, non emergerebbero elementi tali da collegare il furto all’omicidio di Chiara Guerra. L’ipotesi ritenuta più probabile è che si sia trattato di un episodio distinto, messo in atto da persone che sapevano di entrare in una casa vuota.
L’autopsia sul corpo della professoressa
Nel frattempo, è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Chiara Guerra, ritrovato dopo giorni di ricerche nelle acque del fiume Lemene, in località Settesorelle. L’esame, svolto all’ospedale civile di Portogruaro, è durato oltre quattro ore ed è stato effettuato dal medico legale Antonello Cirnelli, incaricato dalla Procura dei Minori di Trieste, insieme al consulente indicato dai legali del minorenne, Alberto Furlanetto.
Dagli accertamenti sarebbe emerso un quadro di estrema violenza: la professoressa sarebbe stata colpita con 42 coltellate, inferte al collo, al torace e all’addome. Tra le ferite ricostruite ci sarebbe anche quella che potrebbe essere stata l’ultima, inferta dietro la nuca con una forza tale da trapassare le vertebre.
Prima dell’autopsia, la salma era stata sottoposta anche a una Tac total body, necessaria per ricostruire in modo più preciso le lesioni riportate e la sequenza dell’aggressione. Il medico legale avrà ora 60 giorni di tempo per depositare le proprie conclusioni.
Il delitto e la confessione del nipote
L’omicidio risale a giovedì 11 giugno. Secondo quanto ricostruito finora, il diciassettenne avrebbe aggredito la zia dopo una discussione avvenuta nella legnaia del complesso familiare. Dopo averla colpita ripetutamente con un coltello, avrebbe cercato di disfarsi del corpo, sistemandolo in un sacco nero e trasportandolo fino all’argine del canale Malghér.
Da lì avrebbe fatto scivolare il corpo della donna in acqua. Il cadavere è stato ritrovato solo alcuni giorni dopo, a chilometri di distanza dal punto indicato inizialmente dal ragazzo, probabilmente trascinato dalla corrente.
La confessione del minorenne ha permesso agli investigatori di ricostruire una parte fondamentale della vicenda, ma restano ancora diversi aspetti da chiarire. L’autopsia dovrà stabilire con maggiore precisione l’orario della morte, la dinamica dell’aggressione, la sequenza dei colpi e l’eventuale tentativo di difesa da parte della vittima.
