Il Tribunale di Udine chiude il caso con una sentenza netta: nessuna prova di alterazione alla guida.
Una sentenza che chiude un lungo procedimento penale e riporta al centro il dibattito sull’articolo 187 del Codice della strada: il Tribunale di Udine ha assolto oggi Elena Tuniz, insegnante friulana risultata positiva al THC dopo un incidente stradale, con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Il caso nasce da una dubbia positività al THC rilevata dopo un incidente causato da un malore, successivamente ricondotto a una crisi epilettica. La vicenda di Elena Tuniz è diventata uno dei casi simbolo delle criticità introdotte dalle modifiche all’articolo 187 del Codice della strada.
In seguito agli accertamenti ospedalieri, una dubbia positività al THC aveva dato origine sia al procedimento amministrativo per il ritiro della patente sia al procedimento penale conclusosi oggi con l’assoluzione piena. Nel corso della sua vicenda giudiziaria, Elena Tuniz ha rischiato fino a due anni di reclusione e una multa fino a 12.000 euro.
La decisione del Tribunale
Nel corso dell’udienza, la stessa Pubblica Ministero ha chiesto l’assoluzione dell’imputata, sostenendo che — alla luce della sentenza della Corte costituzionale dello scorso gennaio — non vi erano elementi per affermare che al momento dei fatti si trovasse in stato di alterazione psicofisica. Una tesi condivisa dal giudice, che ha pronunciato l’assoluzione con formula piena.
Il nodo del Codice della strada
La vicenda si inserisce nel dibattito sulle modifiche all’articolo 187 del Codice della strada, che dal dicembre 2024 prevede un approccio più severo basato sulla positività ai test antidroga, senza necessità di dimostrare un’effettiva alterazione alla guida.
Il caso dei cannabinoidi resta uno dei più delicati, anche per la possibilità di rilevazioni a distanza di molte ore dall’assunzione (fino a 80 ore) e per i possibili falsi positivi legati a farmaci o derivati della canapa light.
La posizione di Meglio Legale
“Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12.000 euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale. Il Tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste. È la conferma che il problema non era Elena: il problema è una legge che continua a colpire le persone sbagliate“, ha dichiarato la presidente di Meglio Legale, Antonella Soldo.
Soldo ha definito la decisione una vittoria per la singola imputata, ma anche un segnale politico e giuridico sul tema dell’applicazione del nuovo Codice della strada. Nel suo intervento ha ringraziato l’avvocato Raffaele Minieri e le persone che hanno sostenuto economicamente la difesa.
“Continueremo a seguire altri procedimenti aperti e a batterci perché il Codice della strada torni a distinguere tra chi guida in condizioni di alterazione e chi, come Elena, è stato travolto dagli effetti di una normativa priva di basi scientifiche e di proporzionalità. Oggi Elena è stata assolta. Adesso è la legge a dover essere processata”, ha aggiunto Soldo.
Fuori dal Tribunale, stamattina, si è tenuto anche un flash mob, cui ha partecipato, tra gli altri, la consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, Giulia Massolino: “Ho voluto essere presente per esprimere solidarietà a una cittadina che rischiava di pagare un prezzo altissimo per una normativa
ingiusta e insensata. Nessuno giustifica chi guida sotto l’effetto di sostanze, ma punirne l’eventuale assunzione, perfino passiva, a giorni di distanza è ingiustificabile”.
L’intervento della Corte costituzionale
A gennaio 2026 la Corte costituzionale ha stabilito che l’articolo 187 del Codice della strada resta in vigore, ma deve essere interpretato in modo restrittivo. Secondo la Consulta, è necessario valutare il nesso temporale tra assunzione e guida e l’effettiva incidenza della sostanza sulle capacità di guida al momento del fatto. Una lettura che non boccia la riforma, ma ne delimita l’applicazione nei singoli casi.
