Sport e inclusione, a Udine formati quaranta nuovi istruttori per la disabilità

Si è conclusa al Pala 360 di Udine la terza edizione del “Corso per istruttore multisport di base e di alta specializzazione per tecnici che trattano la disabilità fisica e intellettiva”, il percorso formativo promosso da ASU – Associazione Sportiva Udinese e CSEN FVG, in collaborazione con Special Olympics FVG e CIP FVG – Comitato Italiano Paralimpico.

L’iniziativa, sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia attraverso il canale contributivo E.I.S.I., dalla Fondazione Pietro Pittini, da Danieli Spa e da Banca 360 FVG, ha portato alla formazione di una quarantina di nuovi istruttori multisport, figure sempre più importanti per rendere lo sport accessibile anche alle persone con disabilità fisica e intellettiva.

Un corso per rendere lo sport sempre più accessibile

Il corso si è svolto in un clima di grande partecipazione e coinvolgimento. Entusiasmo, attenzione e voglia di mettersi in gioco hanno accompagnato i corsisti fino alla conclusione di un percorso che ha saputo unire approfondimento teorico ed esperienza pratica.

L’obiettivo è stato quello di offrire strumenti concreti a tecnici, educatori e professionisti che desiderano operare nel mondo dello sport inclusivo, mettendo al centro la persona, le sue potenzialità e il diritto di praticare attività sportiva in un contesto competente e accogliente.

Nel corso delle diverse giornate formative si sono alternati relatori e professionisti con competenze ed esperienze maturate sul campo. Hanno preso parte alla docenza Giuliano Clinori, Velda De Narda, Marianna Pertoldi, Raffaella De Carlo, Chiara Candelotto, Diego Lissandron, Luciana Rossi, William Del Negro, Silvia Guadagnini e Maria Elisabetta Capasa. Non sono mancati anche i saluti dell’Amministrazione comunale di Udine, grazie all’intervento dell’assessora Chiara Dazzan.

Le testimonianze degli atleti paralimpici

Ad arricchire il percorso formativo è stato anche il coinvolgimento di alcuni atleti paralimpici pluripremiati: Fabio Vida, Elisabetta Braidot, Gabriele Contacolli, Umberto Pellis e Alessandro Pallaro.

Con le loro testimonianze dirette, gli atleti hanno offerto ai partecipanti uno sguardo autentico sul valore dello sport come strumento di crescita, autonomia e inclusione, mostrando concretamente come l’attività sportiva possa abbattere barriere, superare pregiudizi e creare nuove opportunità di partecipazione.

Capasa: “Lo sport abbatte le barriere”

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stata Maria Elisabetta Capasa, presidente di CIP FVG, che ha espresso apprezzamento per il percorso organizzato da ASU.

“Desidero esprimere il mio più sincero apprezzamento per il corso di formazione organizzato da ASU, al quale ho avuto il piacere di partecipare. È stata un’esperienza di grande valore, caratterizzata da un’ampia partecipazione e da un forte interesse da parte di tutti. Ho visto persone desiderose di conoscere, confrontarsi e acquisire strumenti utili per rendere lo sport sempre più accessibile”, ha dichiarato Capasa.

“Particolarmente significativo è stato il contributo degli atleti paralimpici, che con la loro presenza e le loro dimostrazioni hanno testimoniato concretamente come lo sport sia capace di abbattere le barriere, superare i pregiudizi e creare vere opportunità di partecipazione. Momenti come questi confermano quanto la formazione sia fondamentale per costruire una cultura sportiva attenta alle diverse abilità. Ringrazio ASU per l’organizzazione e tutti i partecipanti per l’entusiasmo dimostrato. Insieme possiamo continuare a far crescere uno sport aperto a tutti, dove il valore della persona viene sempre prima di ogni limite”, ha aggiunto la presidente del CIP FVG.

Clinori: “Sempre più associazioni aprono le attività alla disabilità”

Soddisfazione anche da parte di Giuliano Clinori, presidente di CSEN FVG, che ha evidenziato come la terza edizione del corso confermi un cambiamento importante nel mondo sportivo.

“Questa terza edizione del corso conferma un cambiamento importante: il mondo dello sport sta affrontando il tema della disabilità con sempre maggiore professionalità e consapevolezza. Il numero crescente di istruttori che sceglie di intraprendere questo percorso rappresenta un segnale molto positivo, perché significa offrire alle persone con disabilità la possibilità di accedere a un numero sempre più ampio di discipline sportive”, ha commentato Clinori.

“Grazie a Fondazione Pietro Pittini, al CIP FVG e all’Associazione Sportiva Udinese, questa proposta formativa è diventata un punto di riferimento e risponde a una richiesta sempre più forte da parte del territorio. In questo modo sempre più associazioni stanno aprendo le proprie attività alle persone con disabilità, contribuendo a costruire uno sport davvero inclusivo”, ha proseguito.

Clinori ha poi ricordato anche il valore della qualità dei docenti e della preparazione specifica degli istruttori: “La ricchezza del corso risiede anche nella qualità dei docenti, professionisti che operano da anni nel settore e che condividono competenze, esperienze e strumenti pratici. Ogni disabilità richiede approcci diversi e, proprio per questo, il compito dell’istruttore è quello di saper individuare soluzioni personalizzate, con sensibilità, preparazione e attenzione anche agli aspetti relazionali e psicologici. È una sfida che oggi sempre più tecnici scelgono di raccogliere con entusiasmo”.

“Desidero infine ringraziare l’ASU e, in particolare, il presidente Alessandro Nutta e il dg Nicola Di Benedetto. La loro lungimiranza, la determinazione e la convinzione con cui hanno creduto in questo progetto stanno contribuendo a rendere lo sport un’opportunità sempre più accessibile e inclusiva per tutti”, ha concluso Clinori.

Candelotto: “La formazione è il primo passo”

A coordinare il progetto è stata Chiara Candelotto, tecnica di ASU, che ha evidenziato l’importanza della formazione come base per costruire uno sport davvero aperto a tutti.

“Anche questa edizione ci ha confermato quanto la formazione sia il primo passo per costruire uno sport realmente aperto a tutti”, ha precisato Candelotto. “In queste settimane i partecipanti hanno potuto confrontarsi con professionalità e competenze diverse, ma soprattutto con esperienze di vita che hanno dato valore concreto ai contenuti affrontati in aula”.

“Vedere i corsisti concludere il percorso con entusiasmo e consapevolezza è la soddisfazione più grande: significa aver contribuito a creare nuovi istruttori capaci di mettere al centro la persona, le sue potenzialità e il diritto di praticare sport in un contesto competente e inclusivo”, ha aggiunto.

Una rete per lo sport inclusivo

Al termine della formazione, i partecipanti hanno affrontato il test conclusivo previsto dal programma, chiudendo un’esperienza intensa e partecipata.

Con questa terza edizione, il corso conferma l’impegno di una rete composta da realtà sportive, enti, istituzioni e soggetti privati nella diffusione di una cultura sportiva sempre più inclusiva. Un percorso che continua a crescere anno dopo anno e che investe nella formazione di istruttori, educatori e professionisti capaci di accogliere e valorizzare ogni persona attraverso lo sport.