Gli audio, i video e le immagini: nell’aula del Tribunale di Udine, oggi è stata ricostruita minuto per minuto la sequenza che ha portato alla tragedia del Natisone che il 31 maggio 2024 costò la vita a Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar. Al centro dell’udienza le fasi concitate dei soccorsi e le chiamate di emergenza effettuate mentre il livello del fiume saliva rapidamente.
La giornata è stata dedicata alla ricostruzione effettuata dai Carabinieri che hanno condotto le indagini: minuto per minuto, immagine per immagine, chiamata dopo chiamata. Le fotografie contenute nel telefono di Patrizia e le telefonate acquisite dagli inquirenti, coordinati dal procuratore Massimo Lia e dalla sostituta procuratrice Letizia Puppa, hanno permesso di ricostruire la sequenza illustrata in aula.
In aula erano presenti familiari e amici delle vittime, mentre risultano assenti gli imputati — tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores, tutti accusati di omicidio colposo.
La ricostruzione in aula.
Secondo quanto emerso in aula, i tre ragazzi si trovavano sul greto del Natisone alle 13.23, quando l’alveo era ancora asciutto. Pochi minuti dopo, alle 13.25, il livello dell’acqua inizia a salire rapidamente. Alle 13.29 parte la prima chiamata di Patrizia Cormos al Numero Unico di Emergenza, che viene classificata come “Soccorso Tecnico Urgente” e trasferita ai Vigili del Fuoco con le coordinate del punto.
Vengono attivati i primi mezzi di soccorso, tra cui il nucleo speleo-alpino-fluviale e l’autoscala. Alle 13.36 arriva un’altra chiamata, poi inoltrata ai Vigili del Fuoco. In parallelo la giovane invia anche la propria posizione tramite WhatsApp. La telefonata dura circa undici minuti, durante i quali Patrizia viene messa in attesa e si odono le grida di aiuto dei tre ragazzi. Alle 14.10, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i tre giovani vengono travolti dalla corrente del Natisone.
L’accusa.
L’accusa contesta la mancata attivazione immediata del servizio di elisoccorso sanitario della Sores. Secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato invece fatto alzare il velivolo “Drago” dei Vigili del Fuoco da Venezia, che non avrebbe potuto raggiungere in tempo la zona dell’emergenza.
Gli inquirenti sostengono che un’attivazione più rapida dell’elicottero sanitario avrebbe potuto consentire un intervento prima che la piena travolgesse i ragazzi. Contestate anche le modalità di comunicazione tra le centrali operative: secondo l’accusa, l’uso di una linea ordinaria invece della linea di emergenza avrebbe rallentato l’attivazione dei soccorsi.
Su questi elementi si concentra ora il dibattimento, chiamato a chiarire se la catena dei soccorsi abbia funzionato correttamente o se vi siano stati ritardi o criticità operative. La prossima udienza è fissata per il 18 giugno.
