Emergenza Covid in Friuli, 600 milioni di euro in fumo per gli artigiani nel 2020

La perdita di fatturato degli artigiani rispetto al 2019.

Il coronavirus ha messo in seria difficoltà anche il mondo dell’artigianato. E le previsioni che guardano all’intero 2020 fanno davvero impressione. A una decina di giorni dall’avvio della fase due in Friuli, il volano economico del territorio stenta a rimettersi in moto.

Un miliardo e 200 milioni di euro di perdita a livello regionale, 600 milioni nella sola provincia di Udine. È quanto stimano di perdere le imprese artigiane nel 2020 secondo un sondaggio online promosso dall’ufficio studi di Confartigianato Udine che ha coinvolto, tra il 22 e il 27 maggio, 161 imprese rappresentative di tutti i settori. “Abbiamo voluto indagare come sta andando la ripresa a una settimana dal via della Fase 2 – spiega il presidente di Confartigianato Udine e del Fvg, Graziano Tilatti -. Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese infatti la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35% quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello Fvg, con un calo medio di oltre 40 mila euro per azienda”.

“Ci eravamo illusi che l’effetto della pandemia potesse essere più contenuto e invece questi dati ce lo mostrano in tutta la sua gravità – dichiara Tilatti -. Non possiamo che prenderne atto e rimboccarci ancor più le maniche, fiduciosi e determinati a tenere la barra dritta. Con due obiettivi: il primo è quello di tenere in vita le imprese, il secondo trovare nuovi canali di sviluppo. Per far questo dovremo anzitutto capire quale sarà il futuro modello economico e sulla base di quello mettere in campo misure adatte. Bene quelle varate fin qui, ma non possiamo pensare che bastino strumenti pensati per un mondo che non c’è più – conclude il presidente degli artigiani, dobbiamo essere capaci di guardare oltre, di immaginare un nuovo sistema e accompagnarlo con misure innovative”.

Tornando al sondaggio, la perdita accomuna tutti i settori dell’artigianato che soffrono però gli effetti del Covid-19 con pesi diversi. Stando alle risposte date al sondaggio sono le imprese del comparto artistico e moda a patire di più, con una perdita di fatturato nell’ordine della metà rispetto all’anno scorso (-49%), seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture (-44%), autoriparazioni e trasporti (-43%) e dagli impiantisti (-42%). Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare (-24%).

La perdita è legata ai settori, ma anche alla durata del lockdown, molto diversa a seconda del business aziendale. Il 64% degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio, il 30% – comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio – ha riaperto dal 18 maggio, il 4% – pari a 7 casi – non ha ancora riaperto in parte per via del mercato completamente azzerato dall’emergenza, in parte per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza.

Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo percentuale di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi, rispetto al normale giro d’affari, è stato pari al 46%, mentre per le aziende che hanno appena riaperto, la perdita, calcolata sui primi giorni di ritorno alla normalità, si attesta al 34%. Rari i casi di incremento della clientela che riguardano in particolare gli acconciatori. Parrucchiere, ma anche estetisti e in generale i servizi alla persona sono state nelle ultime settimane le attività più attese tanto che alla riapertura si sono trovate a gestire carichi di lavoro straordinari tali da indurre 3 aziende su 4 (73%) a prolungare temporaneamente gli orari di apertura e 6 su 10 a incrementare il numero di giornate lavorative (60%).

Il settore dell’alimentazione è quello dove più frequentemente la riapertura al pubblico è stata accompagnata da un aumento della gamma di prodotti e servizi offerti alla clientela, strategia scelta dall’83% delle imprese del comparto e che complessivamente ha riguardato un’impresa su quattro (25%). I maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale da un artigiano su dieci (10%), la maggioranza assoluta degli imprenditori (57%) ha scelto di non aumentare i prezzi, con una contrazione dei margini di profitto. Il 33% non ha ancora ritoccato i prezzi ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.