La donna era affetta da una rara malattia neurodegenerativa
È morta oggi, 3 giugno, in Svizzera, Lucia, 80enne triestina affetta da una rara patologia neurodegenerativa progressiva. La donna aveva deciso di ricorrere al suicidio medicalmente assistito dopo il diniego ricevuto dalla sanità del Friuli Venezia Giulia e dopo mesi di attesa per una nuova valutazione delle sue condizioni.
Lucia soffriva di degenerazione cortico-basale, una malattia incurabile che provoca il progressivo deterioramento di alcune aree dell’encefalo. Le sue condizioni, secondo quanto riferito dall’Associazione Luca Coscioni, erano ormai segnate da gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi, oltre alla necessità di un’assistenza continuativa da parte dei caregiver per ogni attività quotidiana. La donna seguiva inoltre una terapia farmacologica importante, la cui sospensione avrebbe comportato sofferenze considerate intollerabili.
La richiesta in Italia e il diniego di Asugi
Dopo anni di malattia e un peggioramento progressivo, Lucia aveva avviato il percorso per accedere alla morte volontaria assistita sia in Svizzera sia in Italia. La scelta di tentare la strada italiana era legata anche alle sue condizioni fisiche: il viaggio all’estero, infatti, sarebbe stato per lei lungo e doloroso.
Nell’agosto del 2025 aveva chiesto la verifica dei requisiti per poter accedere legalmente al suicidio medicalmente assistito in Italia, sulla base della sentenza della Corte costituzionale “Cappato-Antoniani” 242 del 2019. Dopo l’attivazione di Asugi e le visite della commissione medica, a novembre era però arrivato il diniego. Secondo l’azienda sanitaria, Lucia non sarebbe stata dipendente da trattamenti di sostegno vitale.
Una valutazione contestata dalla donna e dai suoi legali. Nel marzo 2026, assistita dal team dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Lucia aveva presentato una diffida ad adempiere ad Asugi, chiedendo una nuova valutazione alla luce delle più recenti pronunce della Corte costituzionale.
La diffida e i mesi senza risposta
Al centro della richiesta c’era l’interpretazione del concetto di “trattamenti di sostegno vitale”. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, le recenti sentenze della Corte avrebbero chiarito che questa definizione può comprendere anche la totale dipendenza dall’assistenza continuativa dei caregiver per le attività quotidiane, quando senza tale supporto la persona non potrebbe sopravvivere, oltre a specifiche terapie farmacologiche.
Dopo la diffida, Asugi avrebbe effettuato nuove visite domiciliari, ma Lucia, a dieci mesi dalla prima richiesta, non avrebbe più ricevuto alcuna comunicazione: né una nuova relazione medica né il nuovo parere del comitato etico. Di fronte a questa situazione, e non volendo attendere oltre in condizioni giudicate da lei intollerabili, ha scelto di recarsi in Svizzera.
L’accompagnamento e l’autodenuncia
Lucia è stata accompagnata da Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac, iscritti a Soccorso Civile, l’associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è presidente e rappresentante legale Marco Cappato. Si tratta del secondo caso in Friuli Venezia Giulia dopo quello di Martina Oppelli, anche lei costretta a rivolgersi alla Svizzera dopo il mancato riconoscimento del percorso in Italia.
Per giovedì 4 giugno è prevista l’autodenuncia alla Questura di Trieste da parte di chi ha accompagnato Lucia. Alle 14 si terrà inoltre una conferenza stampa all’Antico Caffè San Marco, in via Cesare Battisti 18, a Trieste.
Le parole di Cappato e Gallo
“Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.
