A 50 anni dal terremoto, la Chiesa udinese sale in pellegrinaggio a Castelmonte

Cinquant’anni dopo il terremoto che sconvolse il Friuli, la Chiesa udinese torna a salire verso Castelmonte per rinnovare uno degli appuntamenti più radicati nella storia recente della diocesi. Martedì 8 settembre fedeli e comunità dell’Arcidiocesi di Udine parteciperanno al tradizionale pellegrinaggio alla “Madone di Mont”, nato proprio all’indomani del sisma del 1976 per volontà dell’allora arcivescovo Alfredo Battisti.

L’edizione di quest’anno assume un significato particolare, coincidendo con il cinquantesimo anniversario del terremoto. Sarà l’occasione per ricordare le vittime, rendere omaggio a quanti contribuirono alla ricostruzione e guardare al futuro delle comunità friulane, rinnovando l’affidamento della Chiesa diocesana alla Vergine di Castelmonte.

Il pellegrinaggio da Carraria a Castelmonte

Il ritrovo è fissato alle 14.30 davanti alla chiesa di Carraria, nei pressi del Parco della Lesa di Cividale del Friuli. Dopo la benedizione impartita dall’arcivescovo Riccardo Lamba, i partecipanti partiranno a piedi affrontando i circa sette chilometri fino al Santuario di Castelmonte.

Alle 17, nel piazzale del Santuario, sarà celebrata la Messa solenne. Al termine della funzione verrà rinnovato l’atto di affidamento della Chiesa udinese alla Vergine Maria. “È un pellegrinaggio che appartiene alla storia e alla tradizione della nostra Arcidiocesi e di tutto il Friuli”, ha sottolineato monsignor Riccardo Lamba, invitando i friulani a partecipare. Un appuntamento che, ha ricordato l’arcivescovo, rappresentò negli anni successivi al terremoto “il punto di riferimento per ricominciare dopo fatiche e fragilità”.

Lamba: “La memoria deve parlare anche alle nuove generazioni”

Il cinquantesimo anniversario non sarà però soltanto una commemorazione. Secondo l’arcivescovo, il ricordo di quanto accadde nel 1976 deve diventare anche uno stimolo a interrogarsi sul presente. “La memoria di quell’evento ci sta invitando anche a riflettere su come le nostre comunità cristiane siano chiamate oggi ad annunciare il Vangelo alle nuove generazioni e a coloro che, da diverse parti dell’Italia e del mondo, sono venuti a vivere in questo nostro territorio”, ha spiegato Lamba.

Per i prossimi mesi la Chiesa udinese intende inoltre ispirare parte delle proprie attività pastorali all’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV. Al centro, ha spiegato Lamba, ci saranno valori come solidarietà, servizio, ascolto e carità, particolarmente importanti in una fase storica segnata da nuove difficoltà e tensioni.

“Come dopo il terremoto, ci si può rialzare se si fa memoria del dono di grazia che abbiamo ricevuto con la creazione e la redenzione”, ha aggiunto l’arcivescovo, invitando le comunità cristiane a mettersi al servizio della “magnifica umanità” che vive in Friuli.

Una partecipazione speciale viene chiesta quest’anno anche agli adolescenti e ai giovani, generazioni che non hanno vissuto direttamente la tragedia del 1976 ma alle quali viene affidato il compito di custodirne e tramandarne la memoria. L’Ufficio di Pastorale giovanile ha rivolto loro un invito specifico a prendere parte alla camminata verso Castelmonte, dopo la significativa presenza di ragazzi registrata anche durante le celebrazioni dello scorso 3 maggio a Gemona del Friuli.

Il pellegrinaggio sarà seguito anche in diretta da Radio Spazio. Il collegamento inizierà alle 16.30 con testimonianze e interventi dei partecipanti, mentre dalle 17 sarà trasmessa integralmente la celebrazione.

Quel primo pellegrinaggio dopo il terremoto

La tradizione risale all’8 settembre 1976, appena quattro mesi dopo la devastante scossa del 6 maggio. Fu monsignor Alfredo Battisti, passato alla storia come il “Vescovo del terremoto”, a volere che il popolo friulano salisse fino a Castelmonte mentre interi paesi erano ancora segnati dalle macerie.

La risposta superò ogni previsione. Le cronache de La Vita Cattolica raccontarono di migliaia di pellegrini, con una presenza complessiva al Santuario stimata fino a circa 12 mila persone nell’arco della giornata. In quell’occasione Battisti pronunciò parole destinate a restare nella memoria del Friuli. Il terremoto, spiegò, aveva cancellato non soltanto strade, abitazioni e punti di riferimento materiali, ma aveva provocato anche un profondo disorientamento nelle persone.

“Siamo venuti a cercare la segnaletica stradale”, disse nell’omelia, paragonando i punti di riferimento necessari sulle strade a quelli indispensabili per orientarsi nella vita. “Il terremoto ha portato disorientamento”, ricordò, spiegando che il pellegrinaggio doveva servire a “riscoprire la segnaletica stradale della vita”. Cinquant’anni dopo, quella salita verso Castelmonte si rinnova, in un Friuli profondamente cambiato ma ancora legato alla memoria della tragedia e della straordinaria ricostruzione che ne seguì.