Electrolux, 256 esuberi a Porcia: sciopero e protesta dopo il tavolo al MIMIT. “L’azienda ritiri il piano”

La tensione si sposta dal tavolo ministeriale di Roma direttamente davanti ai cancelli delle fabbriche. All’indomani del vertice presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), i lavoratori dello stabilimento Electrolux di Porcia hanno incrociato le braccia. Un duro sciopero con assemblea per ribadire un fermo e compatto “no” al nuovo piano di riorganizzazione aziendale.

A incendiare gli animi sono i numeri ufficiali della manovra lacrime e sangue sul perimetro italiano, che quantifica i tagli in modo drastico: 256 esuberi a Porcia, oltre 300 a Susegana (Treviso). Una sforbiciata alla forza lavoro che, secondo i sindacati, mette un’ipoteca pesante sul futuro industriale del sito friulano a medio-lungo termine.

La linea dell’azienda: «Costi strutturali troppo alti, ma l’Italia resta strategica»

Dal canto suo, Electrolux Group ha difeso le linee guida del nuovo piano industriale e organizzativo, definendolo una scelta obbligata per rispondere a un contesto europeo «particolarmente complesso». Secondo la nota ufficiale diramata dal gruppo svedese, l’elettrodomestico in Europa soffre di una domanda stagnante, di una fortissima pressione sui prezzi e, soprattutto, di svantaggi strutturali di costo rispetto ai competitor globali.

L’azienda ha tuttavia cercato di rassicurare le parti sociali sul futuro della presenza manifatturiera nella penisola: “L’Italia rimane un Paese strategico, dove vi è una presenza consolidata e un contributo costante nello sviluppo del prodotto, come testimoniano gli oltre 750 milioni di euro investiti negli ultimi dieci anni in produzione, automazione e innovazione”. Il management si è inoltre detto pronto a continuare il dialogo con istituzioni e sindacati nel pieno rispetto delle procedure.

L’affondo della Regione FVG: «Crisi profonda, persi 1.300 posti nel silenzio»

Di parere diametralmente opposto è la Regione Friuli Venezia Giulia, che ha espresso una posizione di estrema fermezza durante il tavolo ministeriale. Gli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro) e Sergio Emidio Bini (Attività produttive) hanno alzato la voce a Roma, chiedendo prima di tutto il ritiro immediato e senza condizioni del piano annunciato dalla multinazionale svedese.

Secondo gli esponenti della Giunta, non ci si trova davanti a una difficoltà passeggera o esclusivamente economica, ma a un problema industriale e strategico molto più profondo che mette a serio rischio il futuro del manifatturiero del Nordest e dell’intero Paese.

L’assessore Rosolen ha voluto rimarcare la necessità di fare fronte comune a livello istituzionale per evitare frammentazioni: “È indispensabile una posizione unitaria tra le Regioni coinvolte. Questa vertenza va affrontata come una vera e propria questione nazionale, e non come una competizione tra territori diversi”.

Nel suo intervento l’assessore ha evidenziato come, secondo i dati in possesso della Regione, tra il 2022 e il 2026 il gruppo abbia registrato una riduzione di circa 1.300 occupati “avvenuta nel silenzio”, elemento che dimostrerebbe come la situazione attuale “sia tutto meno che una crisi congiunturale”.

Urso congela i tagli unilaterali: appuntamento al 15 giugno

L’unico vero punto di tregua, per ora, è formale. Su esplicita e puntuale richiesta del Ministro Adolfo Urso, Electrolux si è impegnata a sospendere qualsiasi iniziativa unilaterale sui licenziamenti e sugli esuberi.

La multinazionale dovrà presentare una versione rivista e aggiornata del piano industriale. Il prossimo round, decisivo per il destino dei 256 lavoratori di Porcia e degli altri siti italiani, è già fissato in agenda: appuntamento a Roma il 15 giugno. Fino ad allora, il clima nelle fabbriche resterà inevitabilmente rovente.