La situazione dei fasolari nell’Alto Adriatico è sempre più critica. A due anni dalla pesante moria del 2024, la popolazione del pregiato mollusco non mostra segnali di ripresa e il pescato è diminuito di circa l’80%, mettendo in difficoltà anche le imprese del settore.
A lanciare l’allarme è Marino Regeni, presidente del Cogemo, il consorzio che gestisce la pesca dei molluschi bivalvi nei mari della regione. Tra le possibili cause viene indicato anche il forte aumento della temperatura dell’acqua, che in alcuni casi arriva a essere fino a dieci gradi superiore a quella ideale per la specie.
Il pescato crollato dell’80%
Il confronto con quanto accaduto in passato rende ancora più evidente la preoccupazione degli operatori. “In seguito alla moria del 2014, l’estate successiva la popolazione di fasolari si era già totalmente ripresa. Dopo la moria del 2024 non abbiamo assistito ad alcuna ripresa e oggi, a distanza di due anni, parliamo di un crollo nel pescato di fasolari dell’ordine dell’80 per cento”, spiega Regeni.
Una scarsità che sta avendo conseguenze dirette anche sulla flotta e sui lavoratori. “Su 32 barche che impiegano una sessantina di addetti, 7 o 8 sono ormai ferme: quelle che escono in mare lo fanno peraltro in perdita perché un’uscita anche di dieci ore, rispetto alle tre ore sufficienti a raggiungere il carico prima del 2024, non permette comunque di coprire i costi dell’uscita, anche a causa del raddoppio dei prezzi del carburante”.
Acqua fino a 25 gradi a dieci metri di profondità
Tra i fattori che potrebbero ostacolare il ripopolamento dei fondali c’è il riscaldamento delle acque dell’Alto Adriatico, con condizioni sempre più lontane da quelle favorevoli al fasolaro.
“A impedire la ripresa della popolazione di fasolari – osserva Regeni – potrebbero essere anche le temperature dell’acqua, eccessivamente calde: il cambiamento climatico sta impattando in maniera notevole sull’ecosistema dell’Alto Adriatico. A dieci metri di profondità la temperatura dell’acqua è spesso attorno ai 20 e addirittura 25 gradi, quando quella ideale per i fasolari è di 15 gradi, dieci in meno”. Una differenza che, secondo il consorzio, potrebbe contribuire a spiegare perché, a differenza di quanto accaduto dopo la moria di oltre dieci anni fa, questa volta la specie fatichi a riprendersi.
Un prodotto pregiato che dipende dalla pesca naturale
Il progressivo calo dei fasolari preoccupa anche per il loro valore gastronomico ed economico. Il mollusco è uno dei prodotti più apprezzati dell’Alto Adriatico, in particolare nel settore della ristorazione, e occupa una posizione particolare tra i frutti di mare italiani.
Pur essendo meno diffuso di vongole veraci e cozze, il fasolaro è infatti considerato un prodotto di pregio. Ma soprattutto, a differenza di altre specie, non si presta all’allevamento su scala industriale.
La disponibilità sul mercato dipende quindi quasi completamente dalla presenza naturale nei fondali e dall’attività di pesca, regolata dai consorzi proprio con l’obiettivo di tutelare la risorsa ed evitare un eccessivo sfruttamento. Una risorsa che oggi, però, appare sempre più fragile.
