Il ghiacciaio del Montasio resiste al cambiamento climatico: una rara eccezione sulle Alpi

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Il monitoraggio primaverile sul Montasio

Il ghiacciaio occidentale del Montasio continua a rappresentare una delle realtà più singolari dell’arco alpino orientale. Mentre gran parte dei ghiacciai alpini mostra una riduzione sempre più rapida di volume e massa, il piccolo corpo glaciale friulano conserva una condizione di relativa resilienza, diventando un caso di studio prezioso per comprendere gli effetti del cambiamento climatico in montagna.

Nelle scorse settimane si è svolto il monitoraggio primaverile del ghiacciaio, uno degli ultimi sopravvissuti nell’arco alpino orientale. Le attività di osservazione vengono portate avanti da oltre 15 anni, con due rilievi annuali, uno in primavera e uno in autunno, per seguirne l’evoluzione e misurare le variazioni della massa glaciale.

Lo studio è condotto dall’Università di Udine, con l’equipe del professor Federico Cazorzi, in collaborazione con il personale della Struttura stabile centrale per l’attività di monitoraggio del manto nevoso e dei fenomeni valanghivi del Corpo Forestale Regionale e della Stazione forestale di Tarvisio, con il supporto logistico della Protezione Civile Regionale.

Un ghiacciaio a bassa quota, ma capace di resistere

L’unicità del Montasio sta anche nella sua posizione. Il ghiacciaio si trova infatti a una quota compresa tra 1.860 e 2.050 metri sul livello del mare, risultando il ghiacciaio posto alla quota più bassa dell’intero arco alpino. Nonostante questo, la sua massa ha dimostrato nel tempo una sorprendente capacità di resistenza.

A favorire questa condizione sono diversi fattori naturali. Il ghiacciaio è esposto a nord, all’interno di una nicchia riparata dalla radiazione solare diretta. Inoltre viene alimentato costantemente dalle valanghe che scendono dai versanti soprastanti, contribuendo all’accumulo di neve e ghiaccio.

Un ruolo importante è svolto anche dalla presenza di detriti rocciosi in superficie, che funzionano come una sorta di copertura naturale. Questo strato isola il ghiaccio sottostante e rallenta la perdita di massa dovuta alla fusione, permettendo al ghiacciaio di mantenersi in condizioni migliori rispetto ad altri corpi glaciali alpini.

Misurazioni dirette, satelliti e droni

Le operazioni effettuate sul ghiacciaio del Montasio rientrano nel più ampio monitoraggio nivologico e glaciale dei ghiacciai alpini. Si tratta di un’attività considerata essenziale non solo per osservare gli effetti del cambiamento climatico, ma anche per migliorare la conoscenza dei processi in atto nelle aree montane e contribuire alla mitigazione dei rischi idrogeologici.

Le misure vengono oggi realizzate con un approccio integrato. Accanto ai rilievi diretti, come i sondaggi di spessore e le misure di densità della neve, vengono utilizzati anche strumenti tecnologici avanzati, tra cui rilievi satellitari e scansioni laser LiDAR da drone.

Queste tecniche permettono di ricostruire con altissima precisione la topografia della superficie del ghiacciaio, confrontando i dati più recenti con le serie storiche raccolte negli anni. In questo modo è possibile ottenere un quadro sempre più dettagliato dell’evoluzione del ghiacciaio e del clima nell’area alpina.

Nel 2026 manto nevoso a 400 centimetri

La misura di fine maggio serve a determinare il volume di accumulo della neve invernale. In attesa dell’elaborazione completa dei dati topografici di precisione, un primo elemento significativo arriva dallo spessore del manto nevoso nel punto in cui viene effettuata la misura di densità in trincea.

Dal 2009 a oggi, il valore massimo registrato è stato di 740 centimetri, rilevato nel 2011. Il minimo è invece stato di 310 centimetri, misurato nel 2022. Nel 2026 lo spessore rilevato è stato di 400 centimetri, ma la misura è stata effettuata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla data abituale.

Questo aspetto rende il dato sostanzialmente in linea con il record negativo del 2022, confermando gli effetti di un inverno caratterizzato da precipitazioni nevose scarse e tardive. Un segnale che, pur all’interno di un quadro di relativa resilienza, conferma la vulnerabilità anche di un ghiacciaio considerato eccezionale per la sua capacità di resistere.

Un osservatorio naturale sui cambiamenti climatici

I dati raccolti sul Montasio e sugli altri ghiacciai monitorati sono fondamentali per il calcolo dei bilanci di massa annuali. Queste informazioni, associate ai dati meteorologici, consentono di ricostruire con grande precisione l’evoluzione dei corpi glaciali e di leggere gli effetti concreti del cambiamento climatico nelle aree alpine.

Il ghiacciaio del Montasio, proprio per le sue caratteristiche particolari, rappresenta dunque un vero e proprio osservatorio naturale. La sua capacità di resistere più di altri alla perdita di massa non cancella le criticità legate al riscaldamento globale, ma offre agli studiosi un caso unico per comprendere quali condizioni possano rallentare il ritiro dei ghiacciai.