L’indagine di Confindustria sulle imprese di Udine.
L’industria della provincia di Udine chiude il secondo trimestre del 2026 con un quadro di sostanziale tenuta. Produzione, fatturato, occupazione e utilizzo degli impianti mostrano segnali positivi rispetto ai primi tre mesi dell’anno, ma il sistema manifatturiero non ha ancora recuperato pienamente i livelli produttivi del 2025.
A delineare l’andamento è l’indagine congiunturale realizzata dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine. Tra aprile e giugno la produzione industriale è aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, dopo il +0,6% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Nel confronto con lo stesso periodo del 2025, invece, la variazione resta sostanzialmente stabile, con un lieve calo dello 0,1%.
Crescono fatturato e utilizzo degli impianti
Più marcato l’aumento del fatturato, salito del 2,7% su base congiunturale e dell’1,3% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno. La crescita rispetto ai primi tre mesi del 2026 è stata sostenuta soprattutto dalle vendite sul mercato nazionale, mentre nel confronto annuale la dinamica migliore è stata registrata sui mercati esteri.
Aumenta anche il grado di utilizzo degli impianti, che raggiunge l’82,5%, contro il 77,8% del primo trimestre 2026 e il 76,2% degli ultimi tre mesi del 2025. Un dato che indica una maggiore intensità dell’attività produttiva.
Positivo anche l’andamento del mercato del lavoro: il numero degli occupati è cresciuto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Secondo Confindustria Udine, il dato testimonia la volontà delle imprese di conservare le competenze professionali disponibili, in attesa di un consolidamento della ripresa produttiva.
Meccanica e alimentare in crescita, legno-arredo ancora in difficoltà
L’andamento varia sensibilmente tra i diversi settori produttivi. La meccanica torna in territorio positivo, con un incremento dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% su base annua, dopo il rallentamento osservato all’inizio dell’anno.
La siderurgia cresce dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi del 2026, ma resta leggermente negativa nel confronto con lo scorso anno, con una flessione dello 0,5%. Continua invece la difficoltà del legno-arredo, particolarmente esposto alla debolezza dei consumi e del mercato del contract. Il comparto registra un lieve miglioramento congiunturale dello 0,3%, ma perde il 3,3% rispetto al secondo trimestre 2025.
Segnali positivi arrivano dall’alimentare, in crescita dell’1,2% sul trimestre e dell’1% su base annua, dalla carta, rispettivamente a +4,2% e +4,9%, e dalla chimica, che registra un aumento congiunturale del 6,3% e tendenziale dello 0,8%.
Crescono anche gomma e plastica, con un +1% rispetto al trimestre precedente e un +2% sull’anno. I materiali da costruzione segnano il recupero congiunturale più consistente, pari al 7,7%, ma restano in calo dell’1,7% rispetto al 2025.
Solo il 19% delle imprese prevede un aumento della produzione
Se i risultati del secondo trimestre mostrano una sostanziale stabilità, le aspettative per i prossimi mesi diventano più prudenti. Soltanto il 19% delle imprese prevede un aumento della produzione, contro il 59% rilevato nella precedente indagine trimestrale. Sale invece dal 40% al 72% la quota di aziende che si attende una sostanziale stabilità dell’attività produttiva.
Il 9% delle imprese prevede una diminuzione dei livelli produttivi, una percentuale in aumento rispetto al 3% della precedente rilevazione. A pesare sulle prospettive sono soprattutto le tensioni internazionali, l’aumento dei costi energetici e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Alla guerra in Ucraina si sono aggiunte nel corso del 2026 le conseguenze del conflitto in Medio Oriente e del coinvolgimento dell’Iran, con ripercussioni sui mercati dell’energia e della logistica.
Il prezzo del petrolio Brent è salito dai circa 60 dollari al barile di inizio anno agli attuali 83 dollari, dopo aver toccato un picco di 123 dollari alla fine di aprile. Il gas naturale europeo TTF è passato nello stesso periodo da circa 27 a 57 euro per megawattora. L’inflazione rimane attorno al 3% e, secondo le previsioni riportate nell’indagine, dovrebbe restare sopra questa soglia almeno fino all’inizio del 2027. Nel mese di giugno la Banca centrale europea ha inoltre aumentato i tassi di interesse di 25 punti base.
Pozzo: “Una forte risposta industriale europea non è più rinviabile”
“Il secondo trimestre 2026 conferma la capacità di tenuta del sistema manifatturiero provinciale, che continua a evidenziare moderati miglioramenti dell’attività produttiva, del fatturato, dell’utilizzo degli impianti e dell’occupazione”, commenta il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo.
“Rimane tuttavia elevata la prudenza delle imprese, che guardano ai prossimi mesi con crescente cautela in un contesto internazionale ancora fortemente condizionato dalle tensioni geopolitiche, dall’elevata volatilità dei mercati energetici e dall’assenza, al momento, di segnali che facciano prevedere una rapida conclusione dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente”.
Secondo Pozzo, l’economia mondiale continua a essere spinta da due forze contrapposte. “Da un lato, le tensioni geopolitiche alimentano i costi energetici e l’incertezza; dall’altro, la diffusione dell’intelligenza artificiale continua a sostenere gli investimenti, il commercio dei beni e servizi ad alta tecnologia e i mercati finanziari”.
Gli effetti, sottolinea il presidente, sono differenti tra le principali economie mondiali. “Gli Stati Uniti beneficiano della minore dipendenza energetica e della leadership tecnologica, mentre la Cina continua a essere sostenuta dall’export manifatturiero e tecnologico. L’area dell’euro rimane invece più esposta ai rincari dell’energia e mostra una crescita più contenuta, anche per il minore contributo degli investimenti legati alle nuove tecnologie. In questo scenario, una forte risposta europea, in termini di politiche industriali, non è più rinviabile”.

