Matteo Oleotto racconta Ultimo schiaffo, dalla storia alla scelta di Cave del Predil

“È l’unico film di queste vacanze ambientato nel periodo natalizio: racconta un Natale diverso ed esce nel momento ideale”. Così Matteo Oleotto presenta l’uscita nelle sale di Ultimo schiaffo. Il regista goriziano torna al cinema dopo il successo di Zoran, il mio nipote scemo (2013) e un periodo dedicato al piccolo schermo con produzioni Rai e Netflix.

Dimenticate la classica storia natalizia, quella che ogni anno regala conforto, nostalgia e rassicurazione: Ultimo schiaffo è quanto di più lontano si possa immaginare dal tradizionale clima cinematografico delle feste.

Questa è “la storia di un gruppo di perdenti che ogni giorno tenta di restare a galla, cercando di superare il proprio senso di inadeguatezza: vorrebbero tutti qualcosa in più dalla vita, ma nessuno sembra avere davvero la forza per ottenerlo”, spiega Oleotto. Al centro della narrazione ci sono due fratelli, giovani tuttofare che lottano per sopravvivere in un ambiente gelido e ostile: la durissima Petra, interpretata da Adalgisa Manfrida, e il più mite Jure, interpretato da Massimiliano Motta. Accanto a loro, a completare il cast, Giuseppe Battiston, che torna a collaborare con il regista dopo Zoran, e Giovanni Ludeno.

La scelta di Cave del Predil

Protagonisti sono anche i colori della provincia, che nulla hanno a che fare con il Natale tradizionale. Il bianco della neve non porta magia, ma restituisce l’austerità di un paesaggio severo, specchio del carattere dei personaggi e della loro “tristezza siberiana”. È il fascino di Cave del Predil (UD), un ambiente minerario, freddo e immerso nella natura. “Penso sempre i miei film nei luoghi che conosco. Questa volta la scelta è caduta su Cave del Predil perché era il posto migliore per raccontare questa storia. Lo frequento da molti anni, sia in estate sia in inverno, partecipando anche alle celebrazioni di Santa Barbara, protettrice dei minatori, e alla tradizione dei Krampus. Un luogo affascinante, con un silenzio assordante ma ricco di umanità. Una realtà severa anche per le condizioni climatiche, ma dove il senso di comunità rimane saldo, sostenuto da un passato e da una storia ben definiti che gli abitanti si impegnano a preservare”, racconta il regista.

Il bianco della neve in un Natale noir.

Accanto al bianco del rigido inverno emerge il nero di questa dark comedy, ispirata a Fargo dei fratelli Coen, con cui condivide il legame tra personaggi e territorio e una natura che diventa quasi antagonista. Ne nasce un vero e proprio Natale noir, arricchito da un effetto domino a cui nessuno dei personaggi ha scampo e da un susseguirsi di piccoli e grandi crimini che si intrecciano nella trama e la colorano di “giallo”. Un contesto in cui “i personaggi prendono vita in modo naturale, così come l’ambientazione”.

“Adesso seguo il film durante il tour e mi interessa vedere come il pubblico, lontano dal nostro territorio, reagisce a questi luoghi. C’è curiosità, passione, uno sguardo attento. È un riscontro molto bello, che porta con sé anche speranza, soprattutto in un momento storico così delicato”, conclude Oleotto.