Centinaia di firme raccolte nei comuni della montagna friulana per chiedere ai sindaci di fare fronte comune in difesa della sanità pubblica e dei servizi sanitari sul territorio. Si è conclusa la raccolta promossa da Co.S.Mo, Comitato per la Salute della Montagna, insieme ad alcuni gruppi di cittadini autorganizzati, preoccupati per quello che definiscono un progressivo impoverimento dell’assistenza sanitaria nelle aree montane.
La mobilitazione ha interessato, tra gli altri, Zuglio, Enemonzo, Villa Santina, Resiutta, Moggio Udinese, Pontebba, Ampezzo, Raveo, Tolmezzo, Lauco, Rigolato e Forni di Sotto. Il Comitato fa sapere che nei prossimi giorni sarà disponibile l’elenco completo dei comuni coinvolti. Al centro della petizione c’è la richiesta alle amministrazioni locali di intervenire in Regione affinché venga garantito anche a chi vive nelle zone periferiche e montane un accesso effettivo alle cure.
Le richieste ai sindaci della montagna
Il Comitato chiede alle Giunte comunali di utilizzare “tutte le facoltà, competenze e autorità” a loro disposizione per difendere il diritto alla salute dei cittadini, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e il principio di uguaglianza nell’accesso a un servizio sanitario pubblico efficiente.
Una delle questioni sollevate riguarda l’eventuale trasferimento o accentramento dei servizi sanitari lontano dai territori di residenza. In questi casi, secondo i promotori, dovrebbero essere garantiti servizi di trasporto affidabili, efficienti e gratuiti per le persone costrette a raggiungere strutture distanti dalla montagna. La petizione domanda inoltre che il documento venga portato nei Consigli comunali e discusso pubblicamente, e invita i sindaci dell’area montana a trovare una posizione condivisa da presentare alla Regione.
L’obiettivo è aprire, spiegano i promotori, “un confronto serrato” con l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi per ottenere interventi sul sistema sanitario e socio-assistenziale. Il Comitato precisa che la raccolta firme non nasce per contrapporre i cittadini ai rispettivi sindaci. Al contrario, l’intenzione è quella di rafforzarne l’azione, mostrando agli amministratori locali che esiste un sostegno della popolazione nel chiedere maggiori servizi.
Le preoccupazioni per l’ospedale di Tolmezzo
Nel documento Co.S.Mo concentra una parte delle proprie critiche sulla situazione dell’ospedale di Tolmezzo e, più in generale, sul progressivo accentramento delle attività sanitarie verso le strutture principali della regione. Il Comitato manifesta preoccupazione per il futuro di alcune specialità e cita, tra i temi discussi nelle ultime settimane, ematologia e chirurgia oncologica, chiedendo che venga mantenuta una presenza sanitaria adeguata anche negli ospedali periferici.
Secondo i promotori, la progressiva concentrazione dei servizi rischierebbe di creare difficoltà non soltanto agli abitanti delle zone più lontane, ma anche agli stessi ospedali hub, chiamati ad assorbire un numero crescente di pazienti. Nel mirino c’è anche la nuova Casa di Comunità di Tolmezzo. Co.S.Mo teme che la struttura possa essere attivata trasferendo personale e attività già esistenti, anziché attraverso un reale potenziamento dell’assistenza territoriale.
Sul tema il Comitato richiama anche le richieste avanzate dalla Fp Cgil, che nelle scorse settimane aveva chiesto chiarezza sul numero di nuovi infermieri di famiglia e di comunità, fisioterapisti, tecnici, Oss, assistenti sociali e amministrativi impiegati nelle Case di Comunità e sull’effettiva capacità delle nuove strutture di ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso.
L’appello alla Regione
La presa di posizione è rivolta direttamente anche al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e all’assessore Riccardi. Secondo Co.S.Mo, le difficoltà nel reperimento di medici e infermieri non possono essere utilizzate come unica spiegazione della situazione attuale.
Il Comitato chiede quindi maggiori investimenti nella sanità pubblica, sostenendo che servano condizioni economiche e lavorative capaci di rendere nuovamente attrattivo il servizio sanitario pubblico e limitare l’uscita di professionisti verso il settore privato o altre realtà.
Tra le proposte c’è anche quella di creare un servizio di informazione dedicato ai cittadini, attraverso uno sportello fisico o online, per aiutare soprattutto anziani e persone fragili a orientarsi tra visite, prenotazioni, servizi territoriali e strutture ospedaliere. “La distanza geografica non può trasformarsi in una limitazione nel diritto alla salute“, è uno dei principi attorno ai quali ruota la mobilitazione.
Co.S.Mo spiega anche di aver raccolto durante i tre mesi della campagna numerose testimonianze, insieme a sentimenti di rabbia e rassegnazione per le difficoltà incontrate nell’accesso alle cure. Il Comitato annuncia infine di voler continuare la propria mobilitazione utilizzando gli strumenti previsti dall’ordinamento democratico. E sintetizza la propria posizione con uno slogan particolarmente netto: “La Sanità 2030 ci terrorizza, ridateci la Sanità 2010“.

