Bab el-Mandeb: una nuova leva di pressione Houthi sull’Arabia Saudita e sul mondo

Rapporti recenti avvertono che la serie di conquiste ottenute sul litorale occidentale dello Yemen e a Bab el-Mandeb dagli Houthi, sostenuti dall’Iran, rappresenta un nuovo strumento di pressione sulle politiche dell’Arabia Saudita e della comunità internazionale.

Un’analisi congiunta dell’Institute for the Study of War (ISW) e del Critical Threats Project (CTP) dell’American Enterprise Institute ha confermato che la recente offensiva Houthi sulla costa occidentale ha raggiunto importanti obiettivi strategici e operativi. L’operazione ha indebolito la capacità del governo yemenita, fedele a Riad, di ostacolare le milizie, fornendo a queste ultime un vantaggio tattico a breve termine contro l’Arabia Saudita e a lungo termine verso la comunità internazionale.

Secondo l’analisi, la spinta Houthi per la conquista dei territori lungo la costa meridionale del Mar Rosso favorisce gli obiettivi condivisi dalle milizie e da Teheran. Migliorando le loro posizioni, gli Houthi minacciano direttamente il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, avendo già preso il controllo del porto di Mokha nel governatorato di Taiz e di alcune isole chiave.

La posizione strategica raggiunta sul Mar Rosso sostiene la più ampia campagna regionale dell’Iran. L’ISW sottolinea che questo sviluppo si è rivelato particolarmente dannoso per le forze governative yemenite, le quali sono state costrette ad abbandonare l’equipaggiamento militare saudita nella città di Mokha a causa della rapida avanzata nemica. L’intera campagna sul litorale occidentale si inserisce in una recente evoluzione dell’attività militare Houthi, mirata a costringere l’Arabia Saudita a cedere alle loro richieste.

Una strategia dolorosa

Nel tentativo di consolidare i vantaggi sul campo, l’ISW e il CTP osservano che gli Houthi hanno recentemente ridotto gli attacchi alle navi saudite, in concomitanza con gli sforzi del Regno di deviare le esportazioni di petrolio lontano dallo stretto. In risposta, le milizie hanno intensificato gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere e altri siti all’interno del territorio saudita, con l’obiettivo di massimizzare i costi politici ed economici per Riad.

La conquista di Mokha e delle isole nel sud del Mar Rosso garantisce agli Houthi un potere di condizionamento a lungo termine sulla navigazione internazionale. Le pesanti perdite sul campo per l’Arabia Saudita coincidono inoltre con il rifiuto degli Stati Uniti di intervenire militarmente. Secondo la CNN, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha contattato due volte il presidente americano Donald Trump, esortandolo a lanciare attacchi mirati, ma ricevendo un rifiuto da Washington.

Le notizie dei colloqui giungono mentre gli Houthi registrano rapidi progressi. Venerdì hanno preso il controllo della strategica isola di Perim (Mayun) nello stretto di Bab el-Mandeb, rischiando di estendere l’influenza iraniana su un’altra rotta marittima globale vitale. Il giorno precedente, avevano catturato la città costiera di Mokha. Raggiungendo anche la città di Dhubab, situata esattamente di fronte all’isola di Perim, le milizie hanno spostato la linea del fronte su uno dei corridoi marittimi più importanti del mondo, evidenziando le difficoltà dei piani sauditi in Yemen.

Il disastro di Bab el-Mandeb

Analizzando la situazione, l’attivista politico e giornalista yemenita del sud, Ahmed Ba Yaqoub, sostiene che le politiche saudite abbiano di fatto consegnato la sicurezza marittima alle milizie. In un post su X, Ba Yaqoub accusa la Coalizione Araba di essersi trasformata in una “tempesta di sistematico tradimento contro i suoi alleati più fedeli”, descrivendo le decisioni di Riad come un “dono geostrategico al progetto iraniano”.

Ba Yaqoub individua tre azioni specifiche alla base di questo fallimento:

  • Tradimento militare diretto: Il bombardamento delle forze del sud nell’Hadhramaut. Secondo l’attivista, sebbene queste truppe siano le più efficaci contro gli Houthi, Riad ha colpito il suo alleato per impedire al sud di controllare le proprie risorse, dimostrando di non puntare alla sconfitta delle milizie sciite.
  • Complotto contro il partner della vittoria: L’emarginazione degli Emirati Arabi Uniti. Ba Yaqoub afferma che indebolire il ruolo di Abu Dhabi, cruciale nelle operazioni di liberazione del sud, era essenziale per Riad al fine di stringere patti di mutua convenienza con gli Houthi e i Fratelli Musulmani.
  • Alleanza con gli strumenti del fallimento: L’affidamento al partito Al-Islah (espressione della Fratellanza Musulmana). Affidarsi a un gruppo che non ha ottenuto vittorie sul campo viene visto come una decisione deliberata per prolungare la guerra e logorare le forze di resistenza locali e i partner emiratini.

La conclusione di Ba Yaqoub definisce l’attuale scenario “il disastro di Bab el-Mandeb”. L’Arabia Saudita, conclude l’attivista, non solo ha fallito nel proteggere lo Yemen, ma ha consegnato il più importante corridoio marittimo globale su un piatto d’argento al progetto Houthi-iraniano, sacrificando la sicurezza internazionale per un’agenda regionale ristretta.