L’efficacia del programma di prevenzione attivo dal 2008 in Friuli Venezia Giulia è certificata dai numeri: la mortalità per il tumore del colon-retto è diminuita di quasi il 40% in entrambi i sessi negli ultimi 15 anni; nonostante questo successo, l’adesione agli screening resta ferma intorno al 60%. Per questo motivo, la Gastroenterologia di Udine scende in campo nel marzo 2026 con una serie di incontri pubblici per spiegare perché questo test è un vero salvavita.
Incontri sul territorio a Manzano, Martignacco e Remanzacco
La campagna, realizzata con LILT e il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Udine, toccherà tre comuni del territorio friulano. Gli appuntamenti, tutti con inizio alle ore 20:30, si terranno a Manzano (3 marzo, Antico Foledor), Martignacco (17 marzo, Sala Caduti di Nassiriya) e Remanzacco (1° aprile, Sala Polifunzionale Cerneglons). L’obiettivo è creare un contatto diretto tra i cittadini e gli esperti della rete aziendale dello screening.
Il valore dell’ascolto nelle parole di Francesco Gongolo
L’analisi del dato di adesione richiede una riflessione profonda. “L’efficacia del programma è dimostrata – afferma Francesco Gongolo, Responsabile della SOSD Screening e Malattie Cronico-degenerative di ASUFC – ma riteniamo possibile un cambio di passo solo mettendoci in discussione, coinvolgendo maggiormente le persone, presentando loro il programma e ascoltando attivamente i loro dubbi e i loro desiderata per trarne spunto di miglioramento”. Proprio da questo ascolto, nel 2025, sono emersi oltre 160 contributi anonimi che hanno aiutato a mappare le reali resistenze della popolazione.
Debora Berretti: “Abbiamo il dovere di tradurre i dati in miglioramento”
Le barriere non sono tecnologiche, ma umane. “Le principali resistenze non riguardano la qualità tecnica del percorso – spiega Debora Berretti, Direttore della SOC di Gastroenterologia di Udine – ma fattori psicologici: paura dell’esame, timore della diagnosi, ansia legata alla preparazione. Come istituzione, abbiamo il dovere di leggere questi dati e tradurli in miglioramento concreto”.
Secondo la dottoressa Berretti, la prevenzione è una responsabilità condivisa: “Il sistema sanitario deve garantire qualità e sicurezza, ma anche dimostrare apertura, capacità di revisione dei processi e volontà di miglioramento. Solo così si rafforza la fiducia che è cruciale per l’adesione e quindi per la salute della popolazione”.
Umanizzazione e supporto: la voce della Piattaforma Endoscopica
Accompagnare il paziente significa anche usare il linguaggio giusto. “Se vogliamo che le persone partecipino – spiega Arianna Martinis, Responsabile della Piattaforma Endoscopica ASUFC – dobbiamo prima ascoltarle. Capire le loro paure ha aiutato, serata dopo serata, a trovare parole sempre migliori e, quando serve, anche un tono più leggero per spiegare meglio l’esame e accompagnarle meglio nell’operatività di tutti i giorni”. Questo approccio di umanizzazione delle cure punta a far sentire il cittadino accolto e rispettato, trasformando la prevenzione in un atto di cura consapevole verso se stessi.




