Frenano le assunzioni in Fvg: calano apprendistato e contratti a termine, stabile l’indeterminato

Frena leggermente il mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia. Nei primi tre mesi del 2026 le nuove assunzioni nel settore privato sono diminuite dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 432 nuovi rapporti di lavoro in meno. I dati, elaborati sulla base delle informazioni Inps, non comprendono i lavoratori domestici e gli operai agricoli.

A illustrare l’andamento è il ricercatore dell’Ires Alessandro Russo. La contrazione riguarda soprattutto il lavoro in somministrazione, che registra un calo dell’8%, pari a 574 assunzioni in meno, mentre i nuovi contratti a termine diminuiscono dell’1,7%, con una riduzione di 263 unità.

Particolarmente importante anche il dato relativo all’apprendistato, tipologia contrattuale che interessa prevalentemente i lavoratori più giovani: nei primi tre mesi dell’anno le nuove assunzioni sono diminuite del 9,2%, pari a 154 contratti in meno. In controtendenza cresce invece il ricorso al lavoro intermittente, con 494 assunzioni in più e un incremento del 13,4%. Aumentano, anche se in maniera più contenuta, i contratti stagionali, saliti dell’1,7%. Si tratta di formule particolarmente utilizzate nel comparto turistico. Rimane invece sostanzialmente stabile il numero delle nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Udine e Gorizia crescono nel tempo indeterminato

Le dinamiche cambiano sensibilmente a seconda del territorio. Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate del 9,7% in provincia di Gorizia e del 5,4% in provincia di Udine, mentre il Pordenonese registra una flessione del 9,5%.

I contratti a termine crescono solamente nell’area isontina, dove l’incremento è del 4,6%. Per quanto riguarda invece il lavoro stagionale, l’aumento interessa esclusivamente la provincia di Udine, con un balzo del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Più difficile il quadro dell’apprendistato. Le diminuzioni più marcate vengono registrate proprio nelle province di Udine, con un -16%, e Pordenone, con un -8,4%.

Meno cessazioni, ma le dimissioni restano la prima causa

Tra gennaio e marzo 2026 è diminuito anche il numero complessivo delle cessazioni dei rapporti di lavoro, sceso del 3,5% su base annua. Guardando esclusivamente ai contratti a tempo indeterminato emerge però una trasformazione profonda avvenuta nell’ultimo decennio. I licenziamenti dovuti a ragioni economiche, che nel 2014 rappresentavano quasi il 40% delle cessazioni, negli ultimi anni sono scesi sotto il 20%.

Parallelamente è cresciuto il peso dei licenziamenti disciplinari, passati dal 2,5% del totale nel 2014 a circa il 5% negli anni più recenti. Sono però le dimissioni volontarie a rappresentare ormai di gran lunga la principale causa di conclusione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Nel 2014 costituivano poco meno della metà delle cessazioni, mentre dal 2020 la loro incidenza supera costantemente il 70%.

Nel primo trimestre del 2026 le dimissioni hanno rappresentato il 74,1% delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato, una percentuale leggermente inferiore ai picchi degli ultimi anni: nel 2023, ad esempio, avevano raggiunto il 77,8%. Anche in termini assoluti il fenomeno è cresciuto in maniera rilevante. In poco più di dieci anni le dimissioni dei lavoratori a tempo indeterminato sono praticamente raddoppiate, passando da circa 13mila nel 2014 a quasi 27mila nel 2025. Nei primi tre mesi del 2026 sono state poco più di 6mila, su circa 8.200 interruzioni complessive di rapporti a tempo indeterminato, un dato sostanzialmente in linea con lo stesso periodo dello scorso anno.

Calano le ore di cassa integrazione, ma aumentano gli interventi straordinari

Un altro elemento arriva dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Nei primi sei mesi del 2026 in Friuli Venezia Giulia sono state autorizzate 5,4 milioni di ore di cassa integrazione, circa 2 milioni in meno rispetto al primo semestre del 2025. La riduzione complessiva è del 26,7%.

Il dato, tuttavia, presenta due andamenti molto diversi. Le ore di Cassa Integrazione Ordinaria diminuiscono del 41,6%, mentre quelle relative alla Cassa Integrazione Straordinaria, utilizzata generalmente in presenza di crisi aziendali più strutturali, aumentano del 19,1%. Fa eccezione la provincia di Trieste, unica in regione a registrare un incremento della cassa integrazione ordinaria, salita del 46,3% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Nello stesso territorio gli interventi straordinari sono invece diminuiti del 67,6%.