A Martignacco il divieto di giocare a pallone continua a far discutere: “Serve un passo indietro”

A Martignacco continua a far discutere l’ordinanza firmata dal sindaco Mauro Delendi, che vieta il gioco con il pallone nei parchi pubblici attrezzati con aree dedicate ai bambini. Un provvedimento nato, secondo l’amministrazione comunale, per tutelare la sicurezza dei più piccoli e rispondere alle segnalazioni arrivate da alcuni cittadini, ma che ha acceso un confronto molto acceso tra famiglie, opposizione e mondo professionale legato all’infanzia. Per i trasgressori sono previste sanzioni da 25 a 500 euro.

La protesta delle famiglie si è già fatta sentire anche con un sit in, segno di un malcontento che va oltre la semplice contestazione di una regola. Al centro del dibattito c’è infatti il rapporto tra sicurezza, uso degli spazi pubblici e diritto dei bambini e dei ragazzi a giocare all’aperto, in luoghi pensati anche per la socialità.

Il sindaco difende l’ordinanza

Il sindaco Delendi ha ribadito la volontà di difendere la sostanza del provvedimento, spiegando che l’obiettivo è quello di proteggere chi frequenta le aree gioco dedicate all’infanzia. Il primo cittadino ha precisato che il divieto riguarda soltanto i parchi pubblici in cui sono presenti giochi per bambini e non tutti gli spazi verdi del territorio comunale.

Alla base dell’ordinanza, ha spiegato il sindaco, ci sarebbero soprattutto le lamentele di alcuni genitori, preoccupati per la presenza di ragazzi che giocano a pallone in prossimità delle strutture destinate ai più piccoli. Delendi ha parlato anche di alcuni danni alle attrezzature, pur sottolineando che il punto centrale resta la tutela dell’incolumità dei frequentatori dei parchi.

Il primo cittadino si è comunque detto disponibile a discutere alcuni aspetti del divieto, valutando la possibilità di individuare modalità e spazi in cui il gioco del calcio possa essere consentito senza creare pericoli o disagi agli altri utenti.

Le critiche degli psicologi

A intervenire sulla vicenda è stato anche il sindacato degli psicologi Aupi, che ha espresso preoccupazione per il rischio di ridurre ulteriormente gli spazi di aggregazione spontanea per bambini e adolescenti. Secondo il segretario generale Ivan Iacop, in un periodo in cui il disagio giovanile, l’isolamento sociale e il tempo trascorso davanti agli schermi sono temi sempre più centrali, limitare il gioco libero nei parchi rischia di mandare un messaggio sbagliato.

Per Aupi, più che vietare, sarebbe necessario educare i ragazzi al rispetto degli spazi comuni e alla convivenza con i bambini più piccoli. Una posizione condivisa anche da molti cittadini, che sui social hanno commentato con stupore e contrarietà l’ordinanza comunale.

Il caso arriva anche in Regione

La consigliera regionale Simona Liguori, vicepresidente della Commissione sanità, sta seguendo il caso e si è riservata eventuali interventi nei prossimi giorni. “I nostri ragazzi hanno bisogno di correre, socializzare e vivere la comunità, non di essere confinati su un divano con uno smartphone in mano, completamente isolati dalla vita reale”, consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra.

Secondo la consigliera, l’ordinanza rappresenta “un segnale profondamente sbagliato” verso famiglie e giovani generazioni, che “vanno tutelate e guidate, non imbrigliate da divieti” capaci di limitare il diritto al gioco e alla crescita.

Per Pellegrino, in un periodo segnato da dipendenza digitale, sedentarietà e povertà relazionale, le istituzioni dovrebbero favorire l’aggregazione spontanea e le attività all’aria aperta. L’ordinanza viene definita “una misura punitiva” che rischia di produrre effetti negativi sul benessere psicofisico dei più piccoli.

“La soluzione assunta per salvaguardare il decoro urbano non può certo essere quella di minacciare sanzioni fino a 500 euro a carico dei minori”, aggiunge la consigliera, chiedendo infine all’amministrazione comunale di fare un passo indietro, revocare il divieto e aprire un confronto per trovare soluzioni condivise.