Un fotografo friulano conquista il mondo: è tra i migliori 35 al concorso internazionale

Dal Friuli ai vertici della fotografia internazionale. Il fotografo Davide Kay Paderni, 34 anni, di Remanzacco, ha conquistato un prestigioso riconoscimento al concorso internazionale 35Awards, entrando tra i migliori 35 fotografi del mondo nella categoria Street grazie allo scatto intitolato Hands.

L’edizione del concorso ha visto la partecipazione di 112.639 fotografi professionisti provenienti da 175 Paesi, con una giuria composta da 50 esperti chiamata a valutare 461.358 fotografie. Oltre a rientrare nella Top 35 mondiale della categoria Street, Paderni è stato inserito anche tra i 35 migliori fotografi italiani e tra i 200 migliori fotografi al mondo della stessa categoria.

Lo scatto “Hands” nato tra le strade di Kathmandu

Il fotografo friulano ha partecipato al concorso con tre immagini nelle categorie Street, Ritratto femminile e Ritratto maschile. A regalargli il prestigioso piazzamento è stata Hands, una fotografia realizzata a Kathmandu.

“Mentre camminavo lungo le strade di Kathmandu mi sono imbattuto in questa anziana donna. Mi ha colpito il contrasto che il colore delle sue mani creava con quelli del suo vestito. Stringeva tra le mani 20 rupie (14 centesimi di euro) con un’attenzione così grande che mi ha fatto pensare al valore intrinseco del denaro e al valore che noi gli attribuiamo”, ha raccontato Davide Kay Paderni spiegando il significato dell’immagine.

Il nuovo progetto sulle chiese scolpite nella roccia in Etiopia

Archiviato il successo ai 35Awards, il fotografo è già al lavoro su un nuovo progetto indipendente dal titolo “I custodi del tempo – Fede e isolamento sul Gheralta”. Il lavoro fotografico e antropologico sarà dedicato alla regione montuosa del Gheralta, in Etiopia, dove sorgono oltre 35 spettacolari chiese rupestri.

L’obiettivo è raccontare il rapporto tra le comunità locali e due dei luoghi di culto più suggestivi del Paese, Abuna Yemata Guh e Maryam Korkor. “Sto sviluppando una produzione fotografica e antropologica indipendente incentrata sulle montagne del Gheralta e sulle straordinarie chiese rupestri di Abuna Yemata Guh e Maryam Korkor. Il mio obiettivo è documentare un legame profondo, millenario e costante: la fede che si fa carne e roccia“, spiega il fotografo friulano.