In Italia, basta una maglia per riconoscersi. È un modo per sentirsi parte di qualcosa, per condividere emozioni con gli altri. Un sentimento simile, oggi, si riscopre anche nel mondo dei videogame competitivi. Da qualche tempo, infatti, quando iniziano i mondiali di League of Legends o la finale internazionale di Valorant, migliaia di italiani si ritrovano davanti allo stesso schermo, concentrati ed agitati, come durante una partita di Coppa.
Anche online, esistono dunque competizioni capaci di farti sentire parte di qualcosa di più grande.
Succede quando la chat esplode dopo una giocata perfetta, quando un errore scatena polemiche infinite, quando si aspetta l’evento dell’anno come si aspetterebbe una partita della Nazionale.
I videogame competitivi in Italia stanno dando vita ad un nuovo senso di appartenenza concreto, condiviso e reale.
Il rito collettivo della community
Titoli come League of Legends, Valorant o Rocket League sono tra i più seguiti. Sono giochi strategici, a squadre, in cui ogni giocatore ha un ruolo preciso e l’obiettivo è superare gli avversari con abilità e coordinazione. Durante i grandi tornei o le finali internazionali, l’atmosfera cambia. Non ci si limita a guardare, si commenta, si discute ogni scelta tattica, come si farebbe davanti a una partita di calcio.
I server Discord si riempiono di messaggi, i gruppi WhatsApp e Telegram diventano sale stampa improvvisate, e gli streamer italiani aprono dirette seguitissime. La community si ritrova e si riconosce in un rito condiviso, da Nord a Sud dello Stivale.
Non solo spettatori ma anche tornei e leghe locali
Il vero cambiamento avviene quando si passa dall’osservare al partecipare. In tutta Italia, esistono eventi organizzati da associazioni eSport; ma anche tornei amatoriali, semiprofessionali, competizioni universitarie e leghe locali, come, ad esempio, quelle di Rocket League, che unisce calcio e corse d’auto, e quelle di Valorant, in cui ci si affronta alternando attacco e difesa.
Spesso parte tutto da un gruppo di amici che, tra una birra e una pizza, decide di mettersi alla prova. Poi arrivano altre squadre, si crea un calendario e si fissano gli allenamenti. Per diventare, infine, veri e propri progetti condivisi, in cui ogni partita ed ogni scelta ha un significato collettivo oltre che sportivo.
A contribuire al rafforzamento di una community, troviamo anche le partnership tra media e organizzazioni eSport, ovvero quei siti o canali che collaborano con una squadra per raccontarne i tornei e tenere uniti i fan.
In questo contesto, giocare ai videogiochi assume un altro peso. Non è più solo svago serale, ma impegno condiviso. Si pianificano strategie, si analizzano gli errori, e si rispettano ruoli precisi come in una vera squadra.
Gli streamer italiani e il linguaggio comune che azzera le distanze
Fondamentale è il ruolo degli streamer italiani. Commentando le partite, rendono comprensibili le strategie più complesse, traducono il linguaggio tecnico, raccontando il torneo con ironia, passione e leggerezza, tipiche della nostra cultura.
Questo abbassa le barriere, permettendo di entrare nella community anche a chi non è solito giocare quotidianamente. La lingua diviene un collante. Lo spettatore da passivo diventa attivo, contribuendo all’evento e iniziando a sentirsi parte di un tutto.
I tornei online offrono anche una nuova forma di socialità. Non tutti possono seguire gli sport tradizionali o si trovano a proprio agio all’interno di contesti affollati. Ma l’online è diverso. Un ragazzo di un piccolo centro può competere con coetanei di grandi città. Uno studente fuori sede può trovare nella squadra un punto di riferimento. Le relazioni nascono da una semplice partita, andando, man mano, consolidandosi durante il campionato. Si condividono vittorie e sconfitte, si impara a gestire la pressione e rispettare i compagni, proprio come all’interno di uno spogliatoio.
Dallo schermo alla realtà
Sempre più spesso ciò che nasce nel digitale trova però spazio anche offline. Watch party nei locali durante le finali, eventi eSport nelle fiere del fumetto, raduni organizzati dalle community locali, diventano realtà. Perché lo schermo, qui, non isola ma connette. Crea appuntamenti attesi e inusuali. E in un’epoca, troppo spesso, alienante, momenti di aggregazione come questi diventano rari e preziosi.
Le competizioni di League of Legends, Clash Royale, Brawl Stars, Valorant, Rocket League e Wild Rift offrono, dunque, alle community italiane, uno spazio concreto dove riconoscersi, confrontarsi e fare amicizia. Non è una moda passeggera, ma una trasformazione culturale che passa attraverso cuffie, microfoni e fibra ottica, creando legami reali che, seppur digitali, potrebbero essere destinati a durare per sempre.




