Nei paesi ci sono luoghi che non sono solo spazi, ma punti di passaggio della memoria collettiva. A Venzone, il fogolâr del Caffè Vecchio è uno di questi: attorno a quel fuoco, per anni, si sono incrociate storie, abitudini quotidiane e relazioni che hanno scandito la vita del borgo. E molti, ora, si mobilitano per non perdere quel pezzo di storia: la demolizione della canna fumaria del locale, di proprietà del Comune, rende di fatto inutilizzabile quel fogolâr.
Un pezzo di vita costruito con le proprie mani
Il dispiacere che attraversa le vie di Venzone affonda in una storia lunga. Quel fogolâr fu realizzato cinquant’anni fa da Romano Madrassi, storico gestore rientrato in Friuli dopo anni di emigrazione in Venezuela. Lo costruì personalmente, pietra su pietra, con il contributo e i consigli degli abitanti del paese.
Per mezzo secolo quel focolare ha accolto viandanti, cicloturisti della ciclovia Alpe Adria e abitanti del luogo, diventando un punto di riferimento della vita quotidiana. La sua perdita, quindi, viene vissuta da molti come una cosa che riguarda non solo l’attività commerciale, ma anche una parte della memoria condivisa del borgo.
L’intervento di Mazzolini: «Scelta difficile da comprendere»
Nella vicenda legata allo storico Caffè Vecchio, interviene il Vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, che parla apertamente “di una scelta difficile da comprendere”. “Quel Fogolâr – scrive Mazzolini in una nota – in passato dava ristoro ai viandanti e oggi continua ad accogliere turisti e soprattutto cicloturisti che attraversano Venzone lungo la ciclabile Alpe Adria. Spegnerlo significa colpire il cuore stesso del locale“.
Secondo il Vicepresidente, la questione assume anche un significato culturale più ampio: “Nella tradizione friulana il Fogolâr è il simbolo della famiglia, della comunità, della condivisione. È l’anima della casa friulana. Per questo spegnerlo equivale, simbolicamente, a spegnere una parte della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni”.
Non manca poi la preoccupazione per le possibili ricadute sull’immagine del borgo: “Una scelta di questo tipo – sottolinea Mazzolini – rischia di provocare un danno non soltanto al locale, ma anche all’immagine di Venzone, una realtà conosciuta e apprezzata proprio per la sua capacità di custodire identità, storia e autenticità”.
Da qui l’appello all’Amministrazione comunale affinché venga individuata una soluzione condivisa. “Mi auguro – conclude Mazzolini – che il Comune, attraverso il dialogo e il buon senso, voglia adoperarsi per trovare una soluzione. Luoghi come il Caffè Vecchio meritano attenzione e rispetto, perché rappresentano un patrimonio collettivo dell’intera comunità”.
La posizione del gruppo Progetto Venzone
Anche il gruppo Progetto Venzone interviene sulla vicenda: “Ci rivolgiamo all’Amministrazione comunale – spiegano – per esprimere una riflessione su un luogo che per molti non è solo un punto di ritrovo, ma un pezzo autentico della nostra identità comunitaria“.
Nel loro intervento viene richiamato anche il significato del fogolâr nella tradizione friulana, descritto come simbolo di incontro, dialogo, condivisione e memoria. Attorno a quel fuoco, sottolineano, “si sono intrecciate nel tempo storie, amicizie, confronti tra generazioni e momenti che hanno contribuito a mantenere vivo lo spirito del nostro paese”.
Per questo, aggiungono, “decisioni che incidono su luoghi così significativi meritano attenzione, ascolto e un confronto aperto con gestori e comunità. Non si tratta di nostalgia o polemica, ma della consapevolezza che certi spazi hanno un valore sociale e culturale che va oltre la semplice funzione commerciale o tecnica”.
Il gruppo invita quindi l’Amministrazione comunale ad aprire una riflessione più ampia: “Quale idea di comunità vogliamo costruire? E quanto siamo disposti a tutelare quei simboli che rendono Venzone un paese vivo, riconoscibile e legato alle proprie radici? Preservare la tradizione non significa opporsi al cambiamento, ma trovare il modo di far convivere innovazione e identità, senza perdere ciò che ci rende comunità”.
