La montagna non è soltanto spopolamento, crisi dei servizi e difficoltà economiche. È anche un territorio vivo, fatto di persone, iniziative e nuove possibilità. È da questa prospettiva che a Forni di Sopra si è aperta la due giorni dedicata ai dieci anni della Dolomiti Mountain School, il percorso che dal 2016 mette a confronto studiosi, amministratori ed esperti sulle trasformazioni delle terre alte.
Una giornata dedicata a demografia, economia, servizi, turismo e comunità, ma soprattutto alle condizioni necessarie per continuare a vivere e costruire un futuro nelle aree montane. Al confronto hanno partecipato docenti universitari, demografi, economisti, antropologi, amministratori e studiosi delle terre alte, portando esperienze e letture differenti di territori alle prese con cambiamenti profondi.
Dieci anni di incontri e ricerca
A ripercorrere il cammino della Dolomiti Mountain School è stato Gian Paolo Carbonetto, giornalista, studioso delle culture della montagna e coordinatore della scuola, che ha ricordato il contributo dei numerosi relatori coinvolti nel corso degli anni e le nuove iniziative e collaborazioni nate proprio grazie a questo percorso.
Tra gli interventi della giornata anche quello di Andrea Zannini, professore ordinario di Storia moderna all’Università degli Studi di Udine, che ha invitato a non leggere la montagna esclusivamente attraverso la lente della crisi. “La montagna non è né una tomba né un deserto. È piena di iniziative, è piena di vitalità, è piena di persone“, ha sottolineato Zannini.
Sul tema della demografia, dell’economia e delle comunità montane si sono confrontati anche Alessio Fornasin, Paolo Ermano, Pier Giorgio Sturlese, Annibale Salsa, Patrizia Gridel, Anna Micelli e Marco Breschi, con punti di vista diversi sulle trasformazioni in corso e sulle possibilità di sviluppo delle terre alte.
I giovani e la possibilità di restare
A chiudere il pomeriggio è stata Sabrina Lucatelli, direttrice dell’Associazione Riabitare l’Italia e vicepresidente del gruppo di lavoro OCSE sulle Politiche Rurali. Il suo intervento ha riportato il tema soprattutto sulle nuove generazioni e sulla possibilità concreta di costruire il proprio futuro nelle aree interne.
“I giovani delle aree interne vogliono rimanere, vogliono fare un progetto di vita”, ha affermato Lucatelli. Perché questa volontà possa trasformarsi in una scelta concreta, però, servono servizi, opportunità di lavoro e politiche in grado di rendere le aree montane vivibili e attrattive anche per chi oggi deve decidere dove costruire il proprio futuro.
La due giorni prosegue
Il programma della Dolomiti Mountain School è continuato nella serata, a Forni di Sopra, con la proiezione di “Talis Mater” di Marco Rossitti. Domani mattina sarà invece dedicata al bilancio dei primi dieci anni della scuola, mentre nel pomeriggio, alle 16.30 a Socchieve, è in programma la mostra fotografica di Ulderica Da Pozzo.
Dieci anni di incontri, persone e conoscenza condivisa diventano così il punto di partenza per interrogarsi ancora sul futuro delle terre alte e sulle condizioni necessarie perché la montagna continui a essere non soltanto un luogo da visitare, ma anche un luogo in cui vivere.
La Dolomiti Mountain School è organizzata dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia in collaborazione con Fondazione Dolomiti UNESCO, Università degli Studi di Udine, Comunità di montagna della Carnia, Magnifica Comunità di montagna Dolomiti Friulane, Cavallo e Cansiglio, ASCA e Parco Naturale Dolomiti Friulane.

