Dopo 330 anni torna a suonare a Pordenone la musica di una compositrice dimenticata

Wien Museum, Inventarnummer HMW 105458

Per oltre tre secoli è rimasto affidato alla carta, conservato negli archivi dopo la sua prima esecuzione nel 1695. Ora il silenzio si interrompe: il 22 settembre, al Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone, tornerà a essere eseguito integralmente in tempi moderni l’oratorio “Le sacre stimmate di San Francesco d’Assisi”, opera della compositrice barocca austriaca Maria Anna von Raschenau.

L’appuntamento è promosso dalla Fondazione Friuli insieme all’associazione “La Via delle Arti” di Porcia e al Teatro Verdi di Pordenone. Un evento che intreccia la riscoperta di una figura femminile con il percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 e con le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Per Bruno Malattia, presidente della Fondazione Friuli, proprio la lunga assenza dalle scene rende l’appuntamento particolarmente significativo. “Il fatto che questa musica dal 1695 non è più stata ascoltata da nessuno e che sia frutto della creatività femminile ben prima del percorso di emancipazione moderno sono due degli argomenti che ci consentono di affermare con orgoglio che Pordenone sarà teatro di una prima mondiale”.

Malattia ha quindi sottolineato il lavoro che ha permesso di recuperare la partitura e i documenti legati all’opera, ringraziando “tutti i partner dell’iniziativa, a partire da coloro che hanno cercato e rintracciato i documenti rimasti sepolti per secoli negli archivi”. E il legame con San Francesco aggiunge un ulteriore significato alla serata: “Il concerto dell’oratorio dedicato a San Francesco, patrono d’Italia, ha ancora più valore per la ricorrenza dell’ottavo centenario della sua morte”.

Maria Anna von Raschenau, la compositrice che sfidò il suo tempo

La protagonista di questa riscoperta è Maria Anna von Raschenau, compositrice e canonichessa agostiniana nata a Vienna tra il 1644 e il 1650. In un’epoca in cui alle donne erano concesse possibilità molto limitate nel campo della produzione artistica e musicale, riuscì a costruire una solida formazione e a imporsi negli ambienti musicali della Vienna asburgica.

Figlia di un usciere dell’anticamera imperiale, studiò canto e composizione e raggiunse una notevole padronanza di organo, clavicembalo, liuto, violino e flauto. Intorno al 1672 entrò nel convento viennese di San Giacomo auf der Hülben, noto per la sua tradizione musicale. Nel 1710 divenne Chormeisterin, cioè maestra di coro, dirigendo un ensemble femminile stimato anche dalla famiglia imperiale.

L’oratorio “Le sacre stimmate di San Francesco d’Assisifu eseguito per la prima volta il 25 luglio 1695, durante la visita dell‘imperatore Leopoldo I d’Asburgo al convento per la festa di San Giacomo. Il sovrano, profondamente religioso e musicista egli stesso, era anche un appassionato collezionista di partiture. Proprio questa sua abitudine avrebbe contribuito alla conservazione del manoscritto, oggi custodito alla Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna. Il libretto a stampa, con i testi di Marco Antonio Signorini, medico di corte, è invece conservato alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

Un’opera scritta da donne, oggi riportata alla sua voce originale

La vicenda della Raschenau assume un significato particolare anche nell’anno in cui ricorrono gli 80 anni dal primo voto delle donne italiane. La compositrice diventa così il simbolo di una capacità creativa che riuscì a trovare spazio anche dentro i limiti imposti dalla società del Seicento e dalla vita monastica.

Anche Giovanni Lessio, presidente del Teatro Verdi di Pordenone, vede nella riscoperta della compositrice uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa. “È una proposta culturale di altissimo livello che il Teatro Verdi di Pordenone è lieto di poter ospitare anche in qualità di partner dell’iniziativa”.

Il presidente del Verdi sottolinea inoltre il valore dell’opera nel percorso culturale della città e il ruolo della Fondazione Friuli, che ha sostenuto il progetto. “La riscoperta di una compositrice donna è un ulteriore motivo di orgoglio per il Teatro che da sempre si sta impegnando per valorizzare le figure femminili in ogni ambito”, aggiunge Lessio.

Sul palco strumenti d’epoca e tre grandi compagini

A riportare in vita l’oratorio sarà il maestro Roberto Zarpellon, con un’esecuzione basata sugli strumenti d’epoca e sulla prassi storica. Sul palco saranno riunite l’Orchestra Tiepolo Barocca del FVG, l’Orchestra Mitteleuropea “Lorenzo da Ponte” e il Venice Monteverdi Academy Choir, sotto la direzione artistica del maestro Diego Cal.

L’oratorio è un dramma sacro in forma di concerto, quindi senza allestimento scenico, articolato in due parti e costruito attorno a otto personaggi: il Testo, che svolge la funzione di voce narrante, Cristo Redentore, San Francesco e cinque Serafini.

La musica della Raschenau mette insieme la tradizione contrappuntistica viennese e gli elementi più innovativi dello stile italiano dell’epoca, dalle arie col da capo al policoralismo veneziano, fino alla netta distinzione tra recitativi e arie. L’opera era originariamente eseguita dalle religiose del convento, comprese le monache chiamate Bassistinnen, alle quali erano affidate anche le parti gravi.

Le stimmate di Francesco tra sofferenza, amore e speranza

Al centro dell’oratorio c’è l’episodio delle stimmate ricevute da San Francesco nel settembre del 1224 sul monte della Verna. La Raschenau e il librettista Signorini si ispirarono alla “Legenda maior” di San Bonaventura per trasformare il racconto dell’esperienza mistica in una riflessione sulla vicinanza del santo a Cristo.

Il tema della “conformatio”, cioè l’immedesimazione di Francesco in Cristo attraverso la preghiera, l’umiltà e l’amore, diventa così il cuore spirituale dell’opera. Un racconto che tocca anche temi che restano attuali, come l’attenzione verso chi viene lasciato ai margini e il riconoscimento della dignità di ogni persona.

Diego Cal, direttore artistico del progetto, spiega che l’oratorio interpreta il miracolo della Verna “non come una sofferenza priva di spirito, ma come il culmine di una passione di umiltà e di amore finale“. La storia delle ferite, aggiunge, “porta con sé la speranza universale offerta dal Santo di Assisi”.

Anche musicalmente, sottolinea Cal, la partitura racconta questo dialogo tra dimensione terrena e spirituale. La scrittura della Raschenau “unisce i suoni tradizionali frantumati del coro con lo stile concertante moderno, ma specificamente italiano”, mentre la figura del Testo accompagna la narrazione e i cinque Serafini fanno da tramite alla parola divina.

Una nuova pagina nel percorso verso il 2027

Per Pordenone, il recupero dell’oratorio rappresenta anche una delle iniziative che accompagnano il cammino verso il titolo di Capitale italiana della Cultura 2027. L’assessore comunale alla Cultura Alberto Parigi parla di una città capace di trasformare questo percorso in nuove occasioni culturali.

“Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 si conferma un generatore straordinario di nuove esperienze, opportunità e riscoperte, capace persino di dare vita a coincidenze felici”, afferma Parigi. E proprio la partitura della Raschenau, dedicata al patrono d’Italia, “ci permette oggi di restituire il giusto rilievo alla figura musicale della compositrice Raschenau”.

L’appuntamento è per martedì 22 settembre al Teatro Verdi di Pordenone. I biglietti costano 10 euro e sono disponibili online sul sito del Teatro Verdi e alla biglietteria, aperta dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Per informazioni è disponibile il numero 0434 247624.