Claut, esercitazione di soccorso in grotta: 40 speleologi tra strettoie e difficoltà

Tra le Dolomiti Friulane, in località Casera Casavento (Claut) a 975 metri di quota, una grotta scoperta appena tre mesi fa è diventata il teatro di una complessa esercitazione del Soccorso Alpino e Speleologico. Per tre giorni, dal 26 al 28 giugno, oltre quaranta operatori provenienti da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Alto Adige hanno lavorato insieme simulando interventi di recupero in condizioni estreme.

Un banco di prova raro, perché la cavità non è ancora stata inserita nel catasto speleologico regionale e rappresenta quindi un ambiente quasi “sconosciuto” anche per gli stessi tecnici.

La “Grotta dei Venti”: correnti d’aria e passaggi stretti

La cavità è stata ribattezzata dagli speleologi del gruppo di Sacile, che ne hanno curato la scoperta, “Grotta La Cjasa dei Venti / La Casa dei Venti”. Il nome non è casuale: all’ingresso si registra infatti una corrente d’aria in uscita che raggiunge i 60 chilometri orari, una delle caratteristiche più singolari dell’intero sistema.

La grotta si sviluppa per circa quattro chilometri con un andamento prevalentemente orizzontale, ma è segnata da numerose strettoie e passaggi complessi. Secondo le prime ipotesi, potrebbe essere collegata ad altre cavità presenti sotto il Colciavath, ampliando così il sistema sotterraneo ancora in fase di studio. L’esercitazione si è concentrata sui primi due chilometri del percorso.

Un ambiente sconosciuto come palestra operativa

A rendere particolarmente significativa l’attività è proprio l’assenza di informazioni consolidate sulla grotta. In genere, le esercitazioni del Soccorso speleologico si svolgono in cavità già mappate, dove tempi, difficoltà e percorsi sono noti.

In questo caso, invece, gli operatori si sono trovati a dover affrontare variabili imprevedibili, replicando più fedelmente le condizioni di un vero intervento di emergenza in ambiente inesplorato.

Lavoro di squadra tra regioni diverse

Lo scenario complesso ha richiesto un elevato livello di coordinamento tra le diverse delegazioni regionali. Speleologi del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, del Trentino e dell’Alto Adige hanno lavorato fianco a fianco, alternandosi nelle manovre di recupero e condividendo tecniche operative in condizioni difficili.

L’obiettivo principale era testare non solo le capacità tecniche individuali, ma soprattutto l’affiatamento tra squadre diverse chiamate a operare come un unico sistema di soccorso.

Un test superato tra difficoltà e collaborazione

Nonostante la complessità del contesto, la collaborazione tra le delegazioni è stata giudicata efficace. L’esercitazione ha permesso di simulare scenari realistici di intervento in ambiente sotterraneo non conosciuto, rafforzando il coordinamento tra i diversi nuclei speleologici.

La “Grotta dei Venti” si conferma così non solo un interessante caso geologico, ma anche un laboratorio naturale per la formazione del soccorso in ambienti estremi.