A 50 anni dal terremoto, il Friuli ritrova il Castello di Colloredo: riapre l’Ala Nievo

Un momento dell'inaugurazione

Cinquant’anni dopo il terremoto che ha segnato il Friuli, il Castello di Colloredo di Monte Albano torna a mostrarsi nella sua interezza. Dopo quattordici anni di cantiere e 26 milioni di euro investiti dalla Regione solo negli ultimi anni, la ricostruzione arriva a un passaggio decisivo con la riconsegna dell’Ala Nievo, che da domenica 20 settembre torna accessibile al pubblico. Nell’intervento sono stati restaurati anche alcuni degli affreschi presenti nell’ala.

La cerimonia si è svolta oggi a Colloredo alla presenza del governatore Massimiliano Fedriga, del vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, degli assessori Cristina Amirante e Barbara Zilli, del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.

Il Castello come simbolo della ricostruzione

Nel suo intervento, Fedriga ha sottolineato il legame tra la restituzione del Castello e la storia della ricostruzione del Friuli e alla capacità della comunità di reagire al terremoto.

“Questo Castello rappresenta un’eredità immateriale di inestimabile valore, frutto della reazione della nostra gente dopo il terremoto: un patrimonio che va oltre i singoli amministratori, resiste al tempo e deve conservare salde le proprie radici mentre guarda avanti. Tenere fermi questi punti di riferimento è ciò che permette di superare le difficoltà e di aprire nuove opportunità. L’auspicio è che anche questo patrimonio possa simboleggiare proprio quelle radici salde, in grado di assicurare un futuro alle generazioni che verranno”.

Il governatore ha poi ricordato le persone scomparse durante il sisma e quanti, dopo l’emergenza, contribuirono a restituire una prospettiva di vita e di futuro alla regione. “Un futuro – ha aggiunto il governatore – alimentato dall’anima di comunità nata proprio dal terremoto: la capacità propria dei friulani di fare squadra e di remare uniti nelle difficoltà”.

Fedriga ha richiamato quello stesso spirito anche rispetto alle difficoltà affrontate negli anni successivi. “Si tratta – ha proseguito Fedriga – del medesimo spirito emerso anche nelle sfide più recenti, come la pandemia, periodo durante il quale la nostra regione ha registrato la crescita più marcata. Un traguardo che non va ascritto al merito di un singolo presidente, di una Giunta, di un Consiglio regionale o di un sindaco — per quanto ciascuno abbia svolto la propria parte —, bensì all’intera comunità che, nelle fasi di maggiore complessità, ha saputo sostenersi e camminare insieme”.

“Un simbolo straordinario del Friuli”

Sul significato della giornata per il territorio è intervenuto anche Bordin, sottolineando il valore del Castello non soltanto per Colloredo ma per l’intera regione. “Una giornata importante, in cui viene restituito alla comunità di Colloredo di Monte Albano e all’intera comunità regionale un castello che rappresenta un simbolo straordinario del Friuli autentico e storico”.

Per il presidente del Consiglio regionale, il fatto che la restituzione avvenga proprio nel cinquantesimo anniversario del terremoto dà alla giornata un significato particolare. “Parliamo di un luogo straordinario e iconico, una delle bellezze della nostra regione – ha evidenziato ancora il presidente dell’Assemblea legislativa del Fvg -. Il fatto che venga simbolicamente restituito proprio in occasione di questo cinquantesimo anniversario assume un significato ancora più forte e testimonia la grande capacità del popolo friulano di rialzarsi, ripartire e ricostruire“.

Ora la sfida è far vivere il Castello

Con la conclusione della ricostruzione si apre ora una nuova fase. Anzil ha definito la giornata “una radiosa giornata perché viene restituito un luogo simbolo dell’identità friulana, una perla che sta ‘al centro dell’universo'”. La sfida, ha aggiunto, sarà dare al Castello un ruolo capace di mantenerlo come punto di riferimento dell’identità e della cultura friulana.

Per Amirante, invece, alla grande sfida della ricostruzione segue quella della valorizzazione. “Ora – ha detto – comincia quella della valorizzazione. Dopo aver investito risorse straordinarie per restituire il Castello al Friuli e alla regione, abbiamo il dovere di farlo vivere, renderlo accessibile, attrattivo e capace di produrre cultura, turismo e opportunità per il territorio”.

Zilli ha ricordato i 26 milioni di euro investiti dalla Regione negli ultimi anni e ha sottolineato il significato della restituzione dell’Ala Nievo. “Riapre i battenti per un abbraccio collettivo che segna la riconsegna storica dell’Ala Nievo, l’anima più prestigiosa, romantica e poetica dell’intera fortezza”.

Quattordici anni di lavori

Il cantiere si è sviluppato nell’arco di quattordici anni su una superficie complessiva di oltre 8mila metri quadrati. I lavori hanno previsto il rispetto delle direttive della Soprintendenza e l’adeguamento alle normative antisismiche.

Uno degli interventi principali ha riguardato il Mastio, il corpo di fabbrica più imponente andato perduto nel terremoto, ricostruito integralmente e dotato di una nuova copertura. Sono stati inoltre portati sostanzialmente a conclusione i lavori sugli altri corpi dell’edificio.

La restituzione dell’Ala Nievo completa così un altro passaggio del lungo percorso di ricostruzione del complesso. Nell’ala sono stati restaurati anche alcuni affreschi, restituendo alla comunità una parte ulteriore del patrimonio artistico del Castello.

Una storia che parte dal 1302

Il Castello di Colloredo ha origini che risalgono al 1302. Ricostruito nel Cinquecento dopo le distruzioni del 1511, con gli interventi di Giovanni da Udine, nel Seicento divenne un centro della poesia friulana con Ermes di Colloredo.

Nel Settecento fu invece un polo d’arte sotto Hieronymus von Colloredo, principe-arcivescovo di Salisburgo e protettore di Mozart. Nell’Ottocento il Castello fu poi legato alla figura di Ippolito Nievo, che durante i suoi soggiorni a Colloredo lo avrebbe preso come riferimento per la descrizione del castello di Fratta nelle “Confessioni di un italiano”.

Da domenica 20 settembre, dopo mezzo secolo dal terremoto e quattordici anni di lavori, anche l’Ala Nievo torna così a essere parte viva del Castello e della storia culturale del Friuli.