I bombardamenti Usa su Caracas: il racconto di un friulano.
“Si sentivano gli aerei passare e le bombe cadere. Non abbiamo chiuso occhio”. Inizia così il drammatico racconto di Maurizio Greggio, 57enne pasticciere di origini friulane, testimone oculare dell’attacco statunitense che ha colpito il cuore del Venezuela. In un’intervista rilasciata alla Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, Greggio descrive una capitale spettrale, avvolta dall’odore acre della polvere da sparo e paralizzata dalla paura.
Obiettivi sensibili e notte di fuoco
Il raid ha colpito punti nevralgici della città: la caserma Fort Tiuna, l’aeroporto civile-militare de La Carlota e il porto strategico de La Guaira. Greggio, che vive e lavora a Caracas ma ha studiato a Cividale del Friuli, si trova ora asserragliato in casa. La sua preoccupazione è accresciuta dalla vicinanza a un edificio governativo, potenziale bersaglio di nuovi attacchi o di imminenti disordini.
“Non c’è un’anima per strada, non ci sono macchine né persone – racconta – c’è solo un forte odore di bruciato”. Abituato all’instabilità cronica del Paese, l’uomo ha accumulato scorte alimentari per diversi giorni, ma l’attuale escalation sembra superare la consueta tensione politica.
“Sono già 27 anni che abbiamo cominciato con Chavez, poi è venuto Maduro”, spiega Greggio, sottolineando come il problema non sia solo bellico ma strutturale. L’iperinflazione ha polverizzato il valore del bolivar e il dollaro, unica moneta di rifugio, è ormai introvabile. E ora, la preoccupazione è per cosa verrà dopo: “Bisogna aspettare, essere prudenti e vedere cosa succederà adesso”. Il timore, infatti, è che scoppino disordini.




